La sfida delle democrazie, come sopravvivere alla paura nel saggio di Sgroi e Menotti
L'importante come nella vita è come rialzarsi. Tutto può ancora essere deciso
MAURIZIO SGROI E ROBERTO MENOTTI, 'LA SFIDA DELLA DEMOCRAZIA - Strategie per il migliore dei mondi possibile' (Licosia, pp. 114, 16 euro) Storie di uomini e lupi, di società decadute e decadenti e delle sfide di queste per rinnovarsi, immaginare il proprio futuro. Sfide alla democrazia e della democrazia. Perché se è vero che l'uomo tende ad essere animale solitario è altrettanto vero che l'umanità ha saputo fare fronte comune e superare ostacoli e barriere dalla notte dei tempi fino ad oggi. E, è il messaggio di fondo, lo farà ancora, e potremmo dire, anche nostro malgrado. Una lotta per tenere in equilibrio la forza centripeta verso il branco e quella centrifuga verso una forma organizzata di vivere comune, l'unica capace di superare gli ostacoli più alti e l'unica dove lo scopo attuale è riportare ognuno di noi davanti alle scelte da compiere in un momento dirimente della storia. Qualcosa che va oltre la solidarietà di leopardi o lo scopo comune e l'obiettivo collettivo di Yuval Harari.
Di questo e di molti altri aspetti della costruzione di una civiltà e della sua resistenza alla distruzione ma anche della necessaria duttilità al cambiamento parla il libro 'La sfida della democrazia - Strategie per il migliore dei mondi possibile' scritto da Maurizio Sgroi e Roberto Menotti. Gli autori tra citazioni dotte ed escursioni nel pop, tra Battiato e Thomas Hobbes cercano di accompagnare il lettore nella ricerca della 'cura' ai mali della democrazia resi ormai evidenti e soprattutto dell'antidoto alla paura, 'della responsabilità, dell'impegno, della lotta' perché "il futuro non è scritto - è il leit motiv - c'è sempre tempo per rimediare agli errori. Ma bisogna avere l'umiltà di riconoscerli e il desiderio di emendarli, con la piena consapevolezza che esiste sempre la possibilità di fallire. E se falliremo, come società, vorrà dire che altri, dopo di noi, faranno quello che altri prima di noi hanno fatto. Lottare per restituirci la libertà. E' stato sempre così nella storia".
L'importante, come nella vita, non è rimanere in piedi ma, nel caso, sapersi rialzare. Paura tanto più penetrante in noi quanto più ci evolviamo verso la longevità o il miraggio dell'immortalità. Il rifiuto della morte, la sua non accettazione, il trovare sempre cause oggettive per circoscrivere la dipartita di qualcuno o la finitudine di qualcosa con la convinzione che si sarebbe potuto e dovuto evitarle. Una concezione che mina alle fondamenta le società democratiche: "quanto più perseguiamo l'immortalità, tanto più la paura della morte scava sentieri dentro di noi. E così facciamo prosperare la tirannide nelle sue varie forme".
Niente spazio e cedimento al destino ormai segnato nemmeno di fronte all'IA, perché non è altro che "una nuova forma di super intelligenza collettiva, visto che, come sappiamo, ogni IA che si rispetti ha un bisogno assoluto della 'rete' per nutrirsi di Big Data". Ci sono intelligenze collettive preesistenti alle evoluzioni digitali o 'artificiali' attuali che restano comunque legate all'interazione con altre coscienze di cui si nutrono per evolversi: "Non ha memoria e non può esistere un'intelligenza senza tempo per la semplice ragione che il tempo è il lievito dell'intelligenza".
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