Dai 'Soprano' alla Basilicata, Federico Castelluccio ritrova le sue radici lucane
Figlio di emigrati, scopre nuovi legami tra Bernalda e Montescaglioso
(di Guido Tortorelli) Le radici come strada per conoscere meglio se stesso. Federico Castelluccio, 62 anni, attore e artista italoamericano, noto per il ruolo di Furio Giunta nella serie 'I Soprano', è tornato in Basilicata scoprendo una parte della propria storia familiare che fino a poco fa non conosceva. "Ci sono parenti che non sapevo neppure di avere - dice all'ANSA, a Matera, dove ha ricevuto il Premio Mondi Lucani 2026 -. Le radici sono molto importanti per me: vorrei capire come hanno vissuto, quali sacrifici hanno fatto e chi erano, perché attraverso di loro voglio sapere meglio chi sono io".
Una storia familiare tra Bernalda e Montescaglioso, nel Materano, che Castelluccio sta ricostruendo attraverso legami e parentele. "Quando sento questi cognomi è come tornare nel quartiere dove sono cresciuto".
Ultimo di quattro figli, ricorda i sacrifici dei genitori emigrati. La madre lavorava in una fabbrica di cappotti e poi si occupava della famiglia e della nonna. "Ho visto i sacrifici che mia madre e mio padre hanno fatto per portarci in America e darci un'altra vita".
Quando decise di studiare pittura, non volle pesare sulla famiglia. "Mi misi in testa - spiega - che dovevo vincere una borsa di studio, altrimenti avrei dovuto fare due o tre lavori per andare al college". La borsa arrivò e Castelluccio studiò Belle Arti a New York. La recitazione entrò nella sua vita assistendo al monologo di un amico: "Davanti ai miei occhi diventò un'altra persona. Pensai: questa è un'arte che devo imparare".
Dal teatro, dai cortometraggi e dai primi provini all'opportunità de "I Soprano": dopo un'audizione per un altro personaggio nella prima stagione, l'anno successivo si presentò per Furio, diventato poi Furio Giunta. Quella che doveva essere una partecipazione limitata si trasformò in un ruolo importante.
Di quell'esperienza conserva soprattutto il ricordo del collega James Gandolfini. "Lo avevo visto a teatro - racconta - e avevo pensato: questo è bravissimo. Chi lo sapeva che un paio d'anni dopo avrei lavorato con lui. Era un attore che dava tantissimo alla sua arte, aveva un fuoco dentro". E sul successo della serie dice: "Quando guardi un capolavoro di duemila anni fa, è ancora oggi un capolavoro".
La pittura resta l'altra anima del suo percorso, una passione nata da bambino. "Ero molto visuale - specifica -. Mi ricordavo da dove veniva la luce, com'erano le stanze. Già allora sapevo che dovevo essere un pittore, un artista". Pittura e recitazione, rimarca, "sono due arti che cominciano con l'osservazione delle persone e della realtà".
Il ritorno in Basilicata, grazie al Premio Mondi Lucani, diventa un'occasione anche per condividere la propria esperienza attraverso quei gesti di restituzione al centro del riconoscimento. "Sono stato fortunato - sottolinea - a vivere questa vita, a recitare e a dipingere. Se posso dare qualcosa a un giovane talento, per me è una grande soddisfazione". Negli Stati Uniti lo attendono nuovi progetti cinematografici e una mostra di ritratti a carboncino a New York. Il futuro resta oltreoceano, ma con qualche radice in più ritrovata in Basilicata. "Sono orgoglioso di essere italiano - conclude - e adesso che ho scoperto queste mie radici a Bernalda e Montescaglioso, ci tornerò più spesso".
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