Dieci minuti di applausi per il debutto de 'Le siège de Corinthe' a Pesaro
ANSA - Cultura

Dieci minuti di applausi per il debutto de 'Le siège de Corinthe' a Pesaro

Mercoledì 12 agosto 2026
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Nella regia Livermore al Rossini Opera Festival la bellezza brucia e i colpevoli siamo noi

Dieci minuti di applausi, accompagnati da ovazioni e dalla battuta dei piedi, hanno accolto ieri sera all'Auditorium Scavolini di Pesaro il debutto della nuova produzione de "Le siège de Corinthe", che ha inaugurato il 47/o Rossini Opera Festival. I consensi hanno premiato un cast, eterogeneo ma affiatato, come pure la puntuale direzione di Carlo Rizzi, sul podio dell'Orchestra del Comunale di Bologna e del Coro del Teatro del Teatro Ventidio Basso preparato da Pasquale Veleno, e il balletto della coreografa Erika Rombaldoni.
    Qualche dissenso invece, seppure circoscritto, per la regia di Davide Livermore, che a due secoli esatti dalla rappresentazione della prima opera in francese di Rossini, ha trasformato il conflitto tra greci e ottomani che caratterizza la trama, in quello tra la bellezza della civiltà classica e la barbarie contemporanea, incapace di riconoscerne non solo l'estetica, ma anche i valori di coraggio e sacrificio.
    Il sipario si apre infatti su un grande deposito museale che conserva disordinatamente, statue e reperti dell'antica Grecia, da cui scaturisce al centro, come da una grande cassa, l'immagine di Corinto, delineata dai suggestivi disegni digitali di D-Work, che scandiscono di volta in volta le fasi della vicenda: dall'idilliaca serenità del mare e delle architetture elleniche, al disfacimento paesaggistico, fino al rogo della città.
    Ai greci abbigliati con pepli e tuniche bianche, ispirate ai quadri di Alma Tadema, si antepongono sul palco quelli contemporanei dello stesso colore dei turchi, che per contrasto si muovono intorno al rudere di un tempio greco imprigionato da impalcature e circondato da sacchi di rifiuti, scattando selfie, applaudendo al dittatore (il sultano Maohmet II), fumando sigarette, ed esprimendosi in volgarità varie.
    Un riferimento del regista all'oggi in cui la bellezza dell'arte antica anziché protetta e imitata, viene strumentalizzata per passerelle politiche. In questo conteso che vede il palco sempre animato dai 40 coristi a creare anche suggestivi quadri viventi, si dipana la vicenda di Pamyra, figlia del capo dell'esercito greco Cléomène che ama Maohmet II, conosciuto sotto mentite spoglie, ma è promessa dal padre, che la maledice per la sua criminale passione, al guerriero greco Néoclès. Alla fine la giovane, lacerata dal conflitto interiore tra l'amore e il dovere, sceglierà la patria, dandosi la morte e unendo il suo sacrificio a quello di tutti i greci, cui però una predizione annuncia un avvenire di futura libertà.
    Tutti bravi i cantanti, tra cui i più applauditi sono stati Vasilisa Berzhanskaya (Pamyra), Matteo Roma (Cléomène), Maxim Mironov (Néoclès) e Adrian Sâmpetrean (Mahomet). Bene e in parte anche Simón Orfila (Hièros), Tianxuefei Sun (Adraste), Giuseppe De Luca (Omar) e Anna-Doris Capitelli (Ismène). Lunghi battimani anche per Rizzi, che ha impresso alla direzione una solennità marziale. I costumi sono di Gianluca Falaschi e le scene di Livermore assieme ad Eleonora Peronetti e Paolo Gep Cucco. Luci di Nicolas Bovey.
    Si replica il 14, 17 e 21 agosto.
   

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