Lanterns, quando i supereroi raccontano conflitti umani e attualità
ANSA - Cultura

Lanterns, quando i supereroi raccontano conflitti umani e attualità

Lunedì 17 agosto 2026
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Dal 17 agosto su Hbo Max la serie DC Studios su Hal Jordan, interpretato da Kyle Chandler

(di Lucia Magi) Prima di essere una serie di supereroi, 'Lanterns' è un buon poliziesco. Il nuovo show Hbo Max, a debutto il 17 agosto, esce dalle fucine dei DC Studios di James Gunn e Peter Safran, che puntano ora sulla tv dopo il successo di 'Superman' l'estate scorsa e il flop di 'Supergirl' a giugno 2026. Creati da Chris Mundy, Damon Lindelof e Tom King, gli otto episodi intessono una classica detective story in una cittadina del Nebraska, sonnolenta e noiosa, dove tutti si conoscono, molti sono parenti e più d'uno nasconde segreti. Una vena tragicomica ricorda 'Fargo'; il ritmo e i personaggi da thriller richiamano 'True Detective'. Eppure qui, a essere uccisi sono alieni dalle sembianze umane e sulle tracce dei responsabili c'è anche un poliziotto intergalattico con un anello magico al dito.
    Hal Jordan (interpretato da Kyle Chandler), veterano delle Lanterne Verdi, è un supereroe molto poco eroico, anche rispetto alla versione dello stesso personaggio data da Ryan Reynolds nel 2011: stropicciato, sempre in ritardo e sbruffone. Usa il suo mitico gioiello per volare e farsi scudo, ma anche per stappare birre o far suonare il jukebox dell'immancabile saloon. Gli viene affiancato John Stewart (Aaron Pierre), giovane, in forma e determinato. È nato umano, ma si è allenato per tutta la vita per diventare una Lanterna Verde per proteggere gli umani dagli alieni.
    Il veterano e il suo aspirante sostituto vengono tenuti con i piedi per terra -letteralmente - dalla sceriffa Kerry Kane, che cerca di risolvere il caso come una normale indagine locale e di non far precipitare la cittadina nel panico. A interpretarla è Kelly Macdonald, che trent'anni fa esordì in 'Trainspotting'.
    Aveva 18 anni. Era talmente intimidita da Ewan McGregor e dagli altri attori che si nascondeva nei bagni tra un ciak e l'altro.
    Da allora è apparsa in 'Gosford Park', 'Non è paese per vecchi, 'Boardwalk Empire',' Black Mirror'. Una carriera che l'ha portata spesso a indossare l'uniforme: detective in 'Giri/Haji' e 'Line of Duty', terapeuta di poliziotti traumatizzati in 'Dept. Q'.
    Anche Chandler, 60 anni, ha una lunga familiarità con le indagini del grande e piccolo schermo: è stato detective in 'Bloodline', agente dell'Fbi in 'Il Lupo di Wall Street' e 'The Kingdom', uomo della Cia in 'Zero Dark Thirty'. "È vero, siamo stati sul campo piuttosto spesso, non ci avevamo pensato", si guardano complici e scoppiano a ridere.
    "Mi piace interpretare la detective. Gli attori di solito si lamentano se si sentono incasellati in un solo ruolo, ma se facessi la poliziotta per il resto della mia carriera, ne sarei stranamente felice. Mi piace l'atmosfera di questo genere - racconta Macdonald all'ANSA a Los Angeles - Però non avevo mai fatto la sceriffa. Ovviamente avevo in mente Frances McDormand in 'Fargo' e, ogni volta che vedevo il mio riflesso con quel cappello da cowboy in testa, mi sentivo Yosemite Sam (il pistolero con i baffoni dei Looney Tunes)", ricorda nel suo accento scozzese non più camuffato da quello del Midwest.
    Seduto al suo fianco, Chandler prende la parola: "È stata una buona occasione per portare in un personaggio emozioni complesse e contrastanti: l'umorismo, la comicità, la tristezza, la solitudine. Ho giocato a fare il clown". Macdonald aggiunge: "sul set c'era così tanto pathos, un senso tragico, direi shakespeariano, per via della rivalità alla 'Amleto' tra John Stewart e Hal...un figlio che prende il posto del padre".
    Lo scontro si consuma in parte nel ranch di William Macon, interpretato da Garret Dillahunt, cowboy di ultra destra, superarmato e cospirazionista trincerato in attesa di un'invasione di 'aliens', proprio la parola che il presidente Donald Trump usa per indicare gli immigrati irregolari. "È una delle bellezze della fantascienza, e anche dei western, i due generi che ho sentito affini in questo progetto - spiega all'ANSA - Puoi trattare in controluce temi molto attuali. Se parliamo di alieni e li rappresentiamo verdi o a pois, per qualche ragione tutti sono più disponibili ad ascoltare e a percepire l'ingiustizia che subiscono. Se raccontassimo una storia concreta su ciò che sta realmente accadendo arriverebbe a meno gente", spiega Dillahunt nell'intervista all'ANSA.
   

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