Il Tao delle macchine, androidi, IA e altri futuri possibili
Dieci racconti cinesi di fantascienza, tra etica e sociologia
(di Marzia Apice) AA.VV., IL TAO DELLE MACCHINE. DIECI RACCONTI CINESI DI ANDROIDI, IA E ALTRI FUTURI POSSIBILI (Luiss University Press, pp.176, 18 euro. A cura di Chen Qiufan). Una società regolata da una milizia composta da mandanti, cacciatori e giustizieri che dal Dark Web agiscono nella realtà vera per riparare torti e punire i colpevoli. Oppure un robot in tutto e per tutto uguale agli esseri umani, con pelle, occhi, muscoli, ma con un'ossatura metallica, di cui ci si può anche innamorare: e poco importa se c'è in corso una guerra spietata tra uomini e macchine. Che dire poi di un luogo immaginifico ma del tutto simile alle nostre città, in cui si viene obbligati a nutrire una passione smodata e viscerale per i gatti, indossando finte orecchie e finte pupille da felino, pena l'essere perseguitati, imprigionati e curati dal "sistema". O ancora, sarebbe possibile che a incarnare il vero Buddha fosse un robot capace non solo di ricordare perfettamente le scritture e non ammalarsi mai, ma anche di non essere avido, di non lamentarsi mai, di provare benevolenza e rispetto verso chiunque, di essere diligente, saggio e amorevole? Sono solo alcune delle storie che popolano i racconti de "Il Tao delle macchine. Dieci racconti cinesi di androidi, IA e altri futuri possibili", libro a più voci curato da Chen Qiufan - tra i più famosi scrittori cinesi di fantascienza - e pubblicato da Luiss University Press. Una lettura agile, senza dubbio coinvolgente e divertente per gli amanti del genere fantascientifico, ma che può rappresentare un interessante spunto di riflessione anche per chi non è abituato a questo tipo di letteratura. In questa raccolta di racconti infatti la fantasia non è certo fine a sé stessa, ma diventa un ponte da attraversare per addentrarsi in temi etici e sociali, politici e filosofici: e mentre, pagina dopo pagina, l'improbabile e l'assurdo prendono piede, le storie si schiudono davanti al lettore lasciando intravedere altre sfaccettature, molto più possibili e reali nelle loro implicazioni. Gli autori sembrano parlarci di mondi che appaiono sì lontanissimi, ma forse neppure troppo: e dalla loro penna, mescolando elementi accattivanti e insieme perturbanti, provano a immaginare cosa penserà l'essere umano, come agirà, di fronte a quali dilemmi si troverà, nella sua relazione con l'altro da sé, sia esso una macchina o un altro uomo. Perché se le storie ci appaiono audaci e del tutto irrealistiche, tuttavia esse ci suggeriscono di provare a usare l'immaginazione umana come una sorta di laboratorio in cui costruire e produrre visioni, concetti, domande e riflessioni: non si fugge dal presente, al contrario si prova a guardarlo da una prospettiva obliqua, misteriosa, forse un po' inquietante, di certo differente. E allora, se è sempre l'uomo il punto di partenza ma anche di arrivo, forse quei mondi così distanti da noi, a ben guardare, non sono poi così lontani.
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