Eyal Weizman per la prima volta a Festivaletteratura con 'Architettura del genocidio'
ANSA - Cultura

Eyal Weizman per la prima volta a Festivaletteratura con 'Architettura del genocidio'

Martedì 18 agosto 2026
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Il libro esce l'1 settembre per Rizzoli, autore a Mantova il 13 settembre

Il territorio non è mai uno sfondo neutro: è il luogo dove si inscrivono i rapporti di forza tra colonizzatore e colonizzato, e dove - se si sa come guardare - quei rapporti diventano leggibili e documentabili. È la tesi di 'Ungrounding. Architettura del genocidio', in libreria l'1 settembre per Rizzoli. L'autore, l'architetto Eyal Weizman, uno dei massimi esperti mondiali sulla relazione tra violenza e ambiente, sarà per la prima volta al Festivaletteratura di Mantova per presentare il libro il 13 settembre.
    L'idea è anche e soprattutto alla base dell'intenso lavoro sul campo di Forensic Architecture, l'agenzia fondata nel 2010 da Weizman, diventata un progetto cardine per la documentazione di violazioni dei diritti umani, crimini di guerra e distruzioni ambientali attraverso la modellazione 3D e l'analisi spaziale di molte aree di conflitto del Pianeta, con particolare attenzione ai territori palestinesi. Il suo lavoro è stato definito dal Guardian "un'arma potente nella lotta costante per impedire che la verità diventi una vittima", Weizman, nato in Israele nel 1970, parte dal principio che il territorio non è mai solo lo sfondo di un conflitto, ma è lo strumento attraverso cui è combattuto. L'architettura dello spazio "può essere politicizzata, militarizzata e trasformata in un'arma per perpetrare crimini orribili e violazioni dei diritti umani. È quello che è successo a Gaza" sottolinea la nota di presentazione.
    Secondo l'autore "l'obiettivo strategico della violenza spaziale è annientare le fondamenta della società palestinese, affinché i profughi non abbiano letteralmente più alcun suolo a cui fare ritorno". Un processo che Weizman definisce ungrounding, il fare, appunto, tabula rasa.
    Il libro è un viaggio nella "cartografia profonda" del territorio, dai tunnel sotterranei alla topografia militarizzata, dai villaggi distrutti nella Nakba del 1948 alle campagne di demolizione sistematica degli ultimi anni.
    A Festivaletteratura Weizman, in dialogo con Nicolò Porcelluzzi (Medusa, Sonar) parlerà del suo metodo e di cosa significa costruire prove in un momento in cui le immagini sono ovunque ma la verità resta contesa. Il volume, nelle parole di Ilan Pappé è "un contributo tempestivo e fondamentale" sulle atrocità del nostro tempo.
    Per il suo lavoro e l'impegno umanitario, Weizman ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui, nel2019, l'elezione a membro permanente della British Academy e nel 2020 il titolo di membro dell'Ordine dell'Impero britannico.
   

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