Ricchiuto, i sentimenti oltrepassano i limiti della tecnologia
ANSA - Cultura

Ricchiuto, i sentimenti oltrepassano i limiti della tecnologia

Giovedì 27 agosto 2026
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"Non sai niente di me", ambientato in una Roma corrotta e cattiva

(di Francesco De Filippo) PAOLO RICCHIUTO, 'NON SAI NIENTE DI ME' (GIUNTI, PP. 297, EURO 18,90) Parte lento, anzi, quasi indolente. Di quella sonnacchiosa apatia che si respira a Roma che è poi il cinico distacco di chi ha in circolo nel patrimonio genetico la sommatoria delle esperienze attraversate dagli umani in Occidente. Ma all'improvviso accelera, i personaggi diventano più familiari, l'intreccio a sorpresa si fa più complesso e intrigante dunque il lettore fa meno caso all'ingombrante impianto didascalico e "Non sai niente di me" di Paolo Ricchiuto si solidifica in un romanzo compiuto.
    A dispetto di qualche ingenuità e qualche eccesso nel tentativo di non lasciar nulla di scontato e sorprendere continuamente il lettore, il libro è un affresco riuscito della Roma di oggi - e forse chissà di quante altre città - che si scopre corrotta, misogina per eredità, costretta a misurarsi con le insidie della tecnologia e con la sempreverde guerra tra il bene il male, o forse sarebbe più corretto dire tra l'amore e l'amore che la sofferenza ha trasformato in odio. Difficile individuare il vincitore, un vincitore, ma il sentimento che Anna Paolini nutre per il marito traditore ("solo fisicamente") Valerio Monti è un diamante di purezza: inscalfibile e senza tempo. E se Valerio è prigioniero dell'atroce dubbio di essere stato tradito - la maschile modalità primitiva secondo la quale se tradisco io non conta ma se tradisce lei la coppia si frantuma - Anna si affranca da questa unica opzione e - nonostante la sofferenza, la rabbia accumulata e repressa, il senso di vuoto e di una fine imminente - non riesce a tappare la sorgente d'amore che sgorga per il suo uomo quando scopre che l'incolumità di lui è messa a repentaglio. Per giunta ingiustamente, solo perché ha fatto il suo dovere.
    La vicenda ruota intorno alla morte improvvisa di Anna, travolta in bici da un'auto che non si è nemmeno fermata a soccorrerla e in un punto dove non ci sono telecamere e privo di testimoni, e al suo cellulare. Il dispositivo è impenetrabile, inutili anche i tentativi di hackeraggio, e questo per Valerio ha una sola spiegazione: Anna aveva qualcosa da nascondere.
    Bloccato com'è in pregiudizi e limitatezze, la sua riflessione è elementare, banale: cosa può nascondere Anna (o una donna in genere) se non un tradimento? Quando apprenderà che la moglie ha applicato anche la legge sulla digital legacy (eredità digitale) e ha nominato un digital heir (erede digitale), cioè una persona che sola può accedere al dispositivo e che per legge deve restare anonima, il dubbio rasenta la certezza.
    Quando scoprirà - per caso - non solo che i suoi sospetti sono fallaci ma che la verità è ben altra qualcosa dovrebbe accadere in Valerio. Ma l'autore sorvola su questo aspetto.
    Nell'improvvisa impellenza di Ricchiuto di finire il libro, non sapremo mai se Valerio resterà maschio immaturo e miope oppure se si ergerà in una stratosfera più limpida, alleggerito delle zavorre dei sensi di colpa e delle paure.
   

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