Francesco Neri, drammatiche storie qualunque da non dimenticare
ANSA - Cultura

Francesco Neri, drammatiche storie qualunque da non dimenticare

Venerdì 28 agosto 2026
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Il giornalista racconta la storia di omicidi emblematici per ricordare una pagina italiana

(di Elisabetta Stefanelli)

FRANCESCO NERI, 'STORIE CHE NON SONO LE NOSTRE' (terra somnia editore, pp. 106, euro 14,00) Storie che non si vorrebbe che accadessero mai eppure sono accadute, hanno portato alla ribalta della cronaca persone che non avrebbero mai pensato di poterci arrivare, e poi sono ripiombate nel silenzio colpevole di chi vuole dimenticare. Sono innocenti e le loro vicende raccontano moltissimo di un'Italia che è scomparsa nell'oblio, lontana dalla cronaca, mai divenuta storia. Per questo è doppio il merito di Francesco Neri per averle ora riportate alla luce con un libro piccolo ma importante come ''Storie che non sono le nostre'', per altro con una bellissima prefazione di Pino Nazio. Qui Neri racconta vite stroncate senza senso come quella di Simonetta Lamberti, bambina di appena 11 anni colpita da un proiettile vagante nell'estate del 1982 mentre stava dormendo in macchina di ritorno da una gita al mare. Oppure di Federico Del Prete, ambulante e sindacalista che ha pagato con la vita nel 2002 l'aver denunciato l'ingiustizia. O ancora di Antonio Landieri, disabile che si trovava tragicamente nel posto sbagliato al momento sbagliato. E ancora di chi è stato colpito per punire altri, non loro, che volevano sapere troppo come Franco Imposimato, fratello del giudice Fernando. O Margherita Asta, protagonista di quella che l'autore definisce ''l'altra Capaci'' o ''l'altra Via D'Amelio'', quando il 23 aprile del 1985 ci fu la strage di Pizzolungo in cui il giudice che era il bersaglio, Carlo Palermo, si salvò con la figlia più grande mentre morirono la giovane madre con i due figli piccoli. O ancora Nino Agostino ed Emanuele Piazza, i due poliziotti scomparsi nel nulla, e il magistrato eliminato dalla 'ndrangheta a Torino Bruno Caccia. E infine il giornalista Mauro Rostagno la cui labile memoria non è proporzionata all'importanza del suo impegno contro la criminalità organizzata. ''Non c'è una giornata a lui dedicata - scrive Neri - e, sebbene ci sia una scuola e una piccola piazza a lui intitolata, un monumento realizzato dall'artista Massimiliano Errera e un altro progettato da Jannis Kounellis, il suo nome spesso non compare nell'elenco drammaticamente lungo delle vittime della criminalità organizzata''.
    Pagine di storia queste di cui la lettura restituisce tanto perchè, come scive Nazio nella prefazione, fa ''rivivere un clima che agli occhi dei millenials sembra incredibile. Della paura delle strade buie e degli agguati, di uno stato in ginocchio di fronte alle grandi organizzazioni criminali e ai poteri occulti, dei servitori fedeli della legalità messi in disparte, vilipesi e isolati per essere consegnati nelle mani del boia''. E sostiene ancora Nazio: ''Se questa Italia, che per molti versi non ci piace e ci fa ancora arrabbiare, non è più il terreno insanguinato di guerre per bande si deve all'impegno di molti, consapevoli che la difesa della giustizia e della legalità passa ancora per la denuncia dei tentativi di annacquamento, di autoritarismo, di provvedimnti sbagliati o liberticidi che possono portarci indietro nel tempo''. Persone come quelle di cui Neri racconta l'innocenza, consapevole e inconsapevole, la rettitudine e il sogno di un futuro migliore, che è quella forma di umanità che tutti forse dovremmo un po' riconquistare.
   

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