McDonagh: 'Con Malkovich e Rockwell racconto gli orrori della Cia'
In concorso Wild Horse Nine, grottesca parodia di due agenti
Applausi stamani per 'Wild Horse Nine', tra spy story, thriller e commedia, a firma di Martin McDonagh con John Malkovich e Sam Rockwell nei ruoli di due improbabili agenti della Cia in missione in Cile alla vigilia del golpe contro Pinochet.
Un film altamente politico, nonostante i toni grotteschi, in cui si racconta, attraverso la storia professionale di questi due agenti, di una politica estera americana spregiudicata fatta di 'destabilizzazione', colpi di Stato ed omicidi mirati (è più volte citato quello di John Fitzgerald Kennedy).
Protagonisti assoluti sono gli agenti della Cia Chris (Malkovich) e Lee (Rockwell) che vengono inviati da Santiago all'Isola di Pasqua dal loro capo di sezione, MJ (Steve Buscemi).
Tra le inquietanti statue dell'isola si consuma una storia piena di oscuri risvolti, promesse e cose non dette tra questi due partner con all'attivo tanti omicidi al servizio della politica a Stelle e strisce. Nell'isola poi l'incontro/scontro tra i due agenti e una coppia di studentesse (Mariana di Girolamo e Ailín Salas) tanto ribelli quanto ingenue.
Nel cast anche Steve Buscemi, Tom Waits e Parker Posey.
"In verità si è parlato sempre poco di tutto ciò che gli agenti della Cia hanno fatto negli ultimi 15-20 anni, le cose terribili perpetrate in tutto il mondo e quindi il film parla di questo.
Parla del Guatemala, del Congo, parla della Baia dei Porci. In realtà sappiamo molto del KGB, ma non mettiamo mai in discussione la Cia tanto quanto forse si dovrebbe fare", dice oggi al Lido Martin McDonagh drammaturgo, sceneggiatore e regista anglo-irlandese, noto per il suo umorismo nero e la forte tensione emotiva.
E ancora il regista: "Penso che questo sia stato il punto d'inizio, ossia quello di pormi delle domande. Lo faccio spesso anche nei miei film meno politici comunque ho sempre amato mettere in discussione l'autorità".
Malkovich a sua volta rispondendo a una domanda su un parallelismo con la situazione contemporanea in Venezuela dice: "Sebbene il film sia ambientato nel 1973, il risultato finale offre una riflessione naturale sulla geopolitica attuale".
E Martin McDonagh sottolinea poi con la sua solita ironia: "Negli anni '70 gli agenti cercavano almeno di mantenere segrete le proprie attività, a differenza di quanto accade oggi".
Come sceglie i ruoli il grande Malkovich? "Mi piace in genere fare quello che non ho mai fatto prima. In questo caso ho amato il fatto che ci fossero due mascalzoni che non hanno veramente idea di far parte di questo perverso meccanismo e si trovano in un contesto di democrazia destabilizzata. Credo che questo sia fantastico come punto di partenza".
"La sceneggiatura era già talmente completa da non richiedere particolari ricerche storiche - dice poi Rockwell -. Mi è comunque servita la mia precedente esperienza nell'adattamento teatrale del romanzo Libra di Don DeLillo sull'assassinio di Kennedy e una tournée in Sud America basata su un'opera del poeta d'avanguardia Roberto Bolaño".
Dice, infine, Steve Buscemi, che è a capo dei due agenti e ha qualche problema con l'eroina proprio come Malkovich, : "Non penso che il mio personaggio sia strano forse lo definirei umano. É sicuramente un personaggio che fa fatica perché ha moltissime responsabilità è appunto solo un capo ufficio che non riesce a controllare questi due tizi soprattutto John che non sembra nutrire alcun rispetto per lui".
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