Al teatro Carlo Felice di Genova l'infinito Tristano e Isotta
L'opera di Wagner sarà diretta da Donato Renzetti
È ormai tradizione che le recite serali della lirica al Carlo Felice di Genova inizino alle ore 20. Per il 'Tristano e Isotta', però, è di rigore una eccezione: il sipario si alzerà alle 18,30. L'opera di Wagner è, infatti, al pari di altri drammi del grande compositore tedesco, particolarmente dilatata e questo obbliga i teatri ad anticipare sensibilmente l'orario delle recite. 'Tristano e Isotta' andrà dunque in scena venerdì prossimo, al Carlo Felice in un nuovo allestimento della Fondazione genovese. La direzione sarà di Donato Renzetti, la regia di Laurence Dale e le scene di Gary McCann. Interpreti saranno Tilmann Unger e Marjorie Owens nel due ruoli dei protagonisti, affiancati da Evgeny Stavinsky (Re Mark), Nicolò Ceriani (Kurvenal), Cristiano Olivieri (Melot), Daniela Barcellona (Brangane). "Ho fatto suonare per la prima volta il Preludio e ora mi accorgo di quanto enormemente mi sia allontanato dal mondo negli ultimi otto anni. Questo Piccolo Preludio fu per gli orchestrali così incomprensibilmente nuovo che dovetti addirittura guidare di nota in nota i miei uomini come alla scoperta di pietre preziose nella miniera", scriveva Wagner dopo aver provato per la prima volta il Preludio del "Tristano e Isotta" in orchestra.
Uno choc per quegli strumentisti. E uno choc per l'intero pubblico della prima. Il 10 giugno 1865, giorno del debutto dell'opera, è stato considerato il punto di avvio della musica moderna. In effetti Wagner è uno dei pochi musicisti che costituì una "barriera", un punto di arrivo e di partenza nella storia della musica. "Tristano e Isotta" è la celebrazione di un amore impossibile. Motivo ispiratore, si racconta, la folle passione per Mathilde von Wesendonck, moglie di un banchiere ebreo, amico di Wagner. In più, proprio in quegli anni il musicista aveva scoperto Schopenhauer, diventandone un fanatico seguace.
Partitura fondamentale nella storia della musica, giganteggia l'infinito duetto fra Tristano e Isotta, la più alta, toccante, sensuale scena d'amore della storia del teatro. Travolge nella sua innovativa passionalità il Preludio, anticipatore non solo dei caratteri drammaturgici dell'opera, ma anche del procedimento musicale basato sull'esasperazione del cromatismo e sulla dilatazione dei nessi armonici. L'idea dell'amore disperato che non può trovare soluzione ispira infatti a Wagner un procedimento musicale che tende a evitare i consueti nessi logici del discorso armonico. Di qui l'importanza di una partitura che è fra le più geniali e profonde.
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