Oscarino Di Maio ai giovani, venite a vedere la sceneggiata, 'minimusical napoletano'
ANSA - Cultura

Oscarino Di Maio ai giovani, venite a vedere la sceneggiata, 'minimusical napoletano'

Lunedì 7 settembre 2026
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Ruolo comico per l'attore nell'opera con protagonista Antonio Ottaiano al Troisi di Napoli

(di Angelo Cerulo) "Venite a vedere la 'sceneggiata': è un genere che coinvolge, affascinante. Mai dimenticato. E spero che vengano soprattutto i giovani a scoprire un mondo unico, un 'minimusical napoletano". È l'appello di Oscarino Di Maio, 64 anni, caratterista comico, appartenente ad una famiglia di lunga tradizione teatrale, uno degli interpreti di "C'era una volta guapparia" al Teatro Troisi di Napoli, dal primo ottobre (regia di Gigi Savoia, protagonista Antonio Ottaiano). "La sceneggiata, che mette insieme canto e recitazione, è fondata sul trio 'isso', 'essa' e ' 'o malamente' che deve essere punito, ucciso o in galera - spiega Di Maio - e Antonio Ottaiano, che considero erede di Mario Merola, è detentore di questa tradizione, attento ai canoni della messinscena: rispetto, onore, amicizia, amore. Insomma 'guapparia', termine che sintetizza tutto".
    Ma anche comicità: "È centrale nella sceneggiata - dice - sono 'Franfellicco' e con Lello Pirone - 'Ciù Ciù' - interpreto un ruolo comico". In maniera un po' nostalgica si vede proseguitore di una tradizione di famiglia: "Mio nonno Oscar fu tra i precursori della sceneggiata negli anni Trenta/Quaranta.
    Ho una grande responsabilità: un ruolo importante e che in passato è stato interpretato da grandi artisti come Beniamino Maggio, Franco Sportelli, Rino Marcelli". È un genere fuori moda? "Non credo. Segue tracce molto sentite dai napoletani.
    Fino a 40-50 anni fa parte del pubblico attendeva 'o malamente all'esterno del teatro per tentare di punirlo'". In questa messinscena ci saranno anche Carla Schiavone ('essa') e Vincenzo Merolla ('o malamente). "Lucia Palmentieri, poi - evidenzia Di Maio - canta una bellissima canzone".
    La sceneggiata è un'ulteriore tappa della vita artistica di Oscarino. "Ho cominciato a 20 anni, ma in famiglia da sempre respiravo l'aria del teatro. Papà Eduardo aveva una compagnia filodrammatica e le prove si facevano a casa. Secondo Antonio Ghirelli e Domenico Rea mio padre, dopo Salvatore Di Giacomo, fu l'ultimo poeta napoletano".
    L'attore - prima di recitare recentemente con Vincenzo Salemme in due opere - ricorda di aver lavorato con Luisa Conte nella 'Lisistrata', poi nella compagnia di Luigi De Filippo ('La lettera di mammà' e 'La Mandragola'), ancora con la compagnia stabile del Teatro Cilea con Giacomo Rizzo e Rosalia Maggio. "Da Rizzo ho imparato molto, rubando tanti segreti del mestiere. Con lui ho fatto 'Ecco... Francesca da Rimini' e 'Ce penza mammà' senza dimenticare l'impegno con Carlo Giuffrè nella commedia 'Il medico dei pazzi' e 'Natale in casa Cupiello' dove facevo il portiere". Identico ruolo ha interpretato nell'allestimento dell'opera eduardiana da parte di Salemme. E con Salemme ha lavorato in 'Ogni promessa è debito'". "Ora la sceneggiata: un genere che mi coinvolge e affascina e che spero coinvolga e faccia venire a teatro il pubblico".
   

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