La rinascita del vecchio ospedale Marino sulla spiaggia di Cagliari
L'ex colonia per bambini ai tempi del Fascismo abbandonata per decenni
È nata come una colonia marina per i bambini ai tempi del fascismo. E infatti si chiamava Colonia Dux. Erano gli anni Trenta, il Comune di Cagliari affidò il progetto a Ubaldo Badas, uno dei protagonisti dell'architettura del Novecento in Sardegna. Poi è diventato un ospedale, forse l'unico al mondo con le fondamenta su una spiaggia: i pazienti ricoverati si consolavano guardando il mare dalla finestra. Si chiamava Ospedale Marino. Poi per anni è stato abbandonato. E ha cambiato nome: lo chiamavano tutti ecomostro.
Ora rinasce. Lavori in corso. Il nuovo progetto trasformerà l'edificio storico di proprietà del demanio in una struttura ricettiva con apertura prevista l'estate prossima. La concessione ventennale è stata affidata, nel novembre 2021, alla Colonia Hotel Srl, dopo la vittoria di un bando regionale. Una ricerca che non riguarda soltanto l'edificio, ma l'intero paesaggio che lo circonda. L'intervento è stato affidato a imprese specializzate nel restauro di edifici monumentali e procede attraverso un percorso di estrema precisione. Ogni pilastro viene verificato e consolidato; ogni solaio è sottoposto a controlli puntuali e, dove necessario, rinforzato.
È un'attività che privilegia la conservazione rispetto alla sostituzione e considera ogni parte dell'edificio come una testimonianza da preservare, perché sperimenta il restauro del calcestruzzo armato, ultima frontiera del restauro e manutenzione, ha raccontato Diana Zuncheddu, presidente del Consiglio di amministrazione della società Colonia Hotel.
Il cuore di questo patrimonio è rappresentato proprio dalla struttura in calcestruzzo armato, vero capolavoro tecnico e architettonico. Come sottolinea Fausto Mistretta, professore associato di Tecnica delle costruzioni all'Università di Cagliari, il principale valore dell'edificio risiede proprio nel suo scheletro strutturale. Non è un caso che il cantiere adotti metodologie proprie dell'archeologia degli elevati, disciplina che legge gli edifici come documenti materiali della storia.
Anche le soluzioni tecniche adottate testimoniano la particolarità progettuale dell'opera. Le fondazioni su pali, concepite per rispondere alla natura sabbiosa del terreno, il solaio pieno del primo livello, pensato per resistere all'aggressività della salsedine e il sistema statico della copertura sono alcuni degli elementi chiave utilizzati da Badas per trasformare le difficoltà imposte dall'ambiente marino in un'occasione di sperimentazione architettonica.
Recuperare la Colonia Dux significa anche fare attenzione a ciò che la circonda, dalla spiaggia allo stagno di Molentargius.
Maria Antonietta Mongiu, la responsabile scientifica del progetto, parla proprio di "ricerca del Poetto perduto".
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