La lotta silenziosa al jihadismo in Italia raccontata in un libro
ANSA - Cultura

La lotta silenziosa al jihadismo in Italia raccontata in un libro

Lunedì 7 settembre 2026
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Colarieti e Reale analizzano l'antiterrorismo preventivo

FABRIZIO COLARIETI E PAOLO REALE, DORMIENTE (ZOLFO; 312 PP; 19 EURO) Negli ultimi vent'anni il terrorismo jihadista ha colpito quasi tutte le principali capitali europee: Madrid, Londra, Parigi, Bruxelles, Berlino. L'Italia non è stata colpita, perché? La risposta sta in un conflitto invisibile affrontato ogni giorno da uomini e donne che lavorano nell'ombra, un tipo di guerra che si vince solo quando nessuno si accorge che è stata combattuta. "Dormiente. La lotta silenziosa al terrorismo jihadista in Italia", scritto per l'editore Zolfo dal giornalista Fabrizio Colarieti e da Paolo Reale, esperto in digital forensics e consulente di molte procure, parte da questa domanda per raccontare un mondo lontano dai riflettori: l'antiterrorismo preventivo.
    La prefazione del libro porta la firma di chi il terrorismo lo ha combattuto da dentro le procure: Stefano Dambruoso, magistrato che ha lavorato per anni sui dossier italiani del jihadismo più delicati. Apre "Dormiente" con un testo che definisce la cornice storica, dal terrorismo indipendentista basco e nordirlandese fino "all'internazionale del terrore" di al-Qaida, e indica con precisione i due nodi su cui si muove: la minaccia dei cosiddetti terroristi homegrown, cittadini nati e cresciuti in Europa, e l'insidia ancora più difficile da intercettare dei "lupi solitari", radicalizzati in solitudine attraverso il web.
    Dambruoso non si limita a introdurre il saggio, offre un contributo utile a comprendere due conseguenze del jihadismo autoctono: la difficoltà di monitorare persone spesso incensurate, cittadini italiani a tutti gli effetti non collegati a nessuna rete internazionale riconoscibile, e il rischio che un attentato compiuto da un musulmano cresciuto in Italia avveleni il dibattito pubblico su immigrazione e integrazione.
    C'è poi un dettaglio che lega la prefazione al corpo del libro in modo più sottile: Dambruoso scrive che la radicalizzazione "non avviene certo in una notte", e Colarieti e Reale sembrano aver costruito l'intero impianto narrativo attorno a questa osservazione, dilatando il tempo del racconto — settimane, mesi di sorveglianza, di pazienza, di false piste — invece di cedere alla scorciatoia del complotto scoperto all'ultimo minuto. È una scelta strutturale, non solo stilistica: il ritmo lento e cumulativo dell'indagine dell'ispettore Formentoni, personaggio di fantasia ma molto reale nel suo ruolo, è la traduzione narrativa esatta di ciò che il magistrato descrive nella sua introduzione come un lavoro fatto di tentativi, errori, correzioni.
    Il risultato è un libro in cui il confine tra saggistica e narrativa si assottiglia ulteriormente proprio grazie alla prefazione: chi apre "Dormiente" sa, fin dalle prime pagine, di trovarsi davanti a una ricostruzione che un magistrato esperto della materia ha riconosciuto come credibile, non un'ipotesi letteraria sul terrorismo, ma una rappresentazione fondata di come l'antiterrorismo italiano lavora davvero, sotto la superficie.
   

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