Al Lido 'Dust', elogio del camminare lento di Tsai Ming-liang
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Al Lido 'Dust', elogio del camminare lento di Tsai Ming-liang

Mercoledì 9 settembre 2026
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Il film fuori concorso a Venice Open è l'11/o della serie Walker

Un monaco buddhista nella sua veste rossa attraversa con la sua camminata lenta, meditativa, paesaggi contemporanei. Immobile, capo inclinato verso il basso come chi è poco interessato al mondo, stacca il piede da terra, ma la gamba non procede davvero, galleggia in avanti centimetro dopo centimetro, come se l'aria facesse resistenza. Infine l'appoggio, attenzione non un semplice "toccare terra", ma una progressiva consegna del peso al suolo. Benvenuti in 'Dust' di Tsai Ming-liang, che passa oggi fuori concorso a Venice Open.
    Undicesimo film della serie Walker, segue questa volta il protagonista a San Sebastián, sfiora Pettine del Vento, dove il mare si infrange sulla riva e poi, senza cambiare passo, si imbatte in un'antica fattoria basca, in una donna che fuma, in punk che stazionano in un rock bar e, infine, in gente nella città antica al tramonto.
    Tutto nasce nel 2012, quando il regista malese avvia il progetto Walker, tuttora in corso: una serie di nove film nei quali Lee Kang-cheng, suo attore feticcio, interpreta il ruolo di un monaco buddhista che attraversa con lentezza meditativa il ritmo frenetico della vita contemporanea. Ogni episodio è ambientato in una città diversa e può essere visto come un'opera autonoma e questo in un progetto che è un esplicito omaggio al monaco cinese Xuanzang, che nel VII secolo si recò in India per recuperare i grandi testi del buddhismo.
    L'idea ha origine quasi per caso nel 2011, durante le prove dello spettacolo teatrale Only You. Lee Kang-sheng, l'attore che lavora con Tsai fin dal suo primo film nel 1992, provò a fare pochi metri camminando lentissimamente. Tsai rimase colpito da quel gesto: una camminata che sembrava fermare il tempo pur continuando ad avanzare e da lì nacque il personaggio del Walker.
    Per Tsai il punto non è comunque "camminare piano", ma piuttosto cambiare il tempo della vita, cambiare ritmo. E questo anche nello spirito della rivolta. Il monaco di Walker è infatti in un certo senso simile al giovane ribelle dei suoi primi film.
    La sua ribellione non è mai gridata: è una ribellione contro tutto, contro la velocità, il cinema commerciale, l'obbligo di raccontare una storia, il modo abituale di consumare immagini.
    Ora non è affatto chiaro quale sia il suo reale rapporto con il buddhismo, ma è certo che il regista ne sia influenzato. In una recente intervista a Le Monde ha affermato che il Sutra del Cuore e il Sutra del Diamante sono i due testi buddhisti che ama di più e che recita quasi quotidianamente perché gli danno una "forza tranquilla" e gli permettono di andare avanti. Di fatto 'Dust' si chiude non a caso con questa frase molto simile a un koan zen: "I granelli di polvere non sono granelli di polvere; perciò sono chiamati granelli di polvere". 
   

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