Douglas Stuart, quando padri e figli sono vicini ma immensamente distanti
Al Festivaletteratura con il romanzo John figlio di John il 12 settembre a Mantova
(dell'inviata Mauretta Capuano) DOUGLAS STUART, JOHN FIGLIO DI JOHN (MONDADORI , PP 482, EURO 23). Si vogliono bene, sono molto più simili di quanto loro stessi possano immaginare, ma fanno fatica, non riescono proprio "a parlare delle loro verità, della loro emotività" il padre e figlio a cui Douglas Stuart ha dato lo stesso nome nel suo terzo romanzo, 'John figlio di John' (Mondadori) con cui lo scrittore è atteso sul palco, il 12 settembre, al Festivelatteratura di Mantova.
"Padre e figlio hanno un rapporto che definirei claustrofobico, fanno tutto insieme eppure sono a oceani di distanza l'uno dall'altro" racconta all'ANSA Stuart, lo scrittore scozzese, vincitore del Booker Prize con il suo primo romanzo 'Shuggie Bain' nel 2020, che ora vive a New York con il marito. "Le loro conversazioni avevano l'impersonalità dei servizi telefonici" scrive Douglas Stuart nel romanzo che è doloroso e divertente.
"Mi sono voluto soffermare sui danni che derivano dal fatto che gli uomini sentano di non avere la possibilità di parlare.
Anche nel rapporto genitori e figli, dove c'è un legame di grande intimità e si pensa di sapere tutto l'uno dell'altro, in realtà c'è sempre qualcosa che sfugge, che viene nascosto, magari per una forma di protezione. In questo spazio molto limitato siamo qualcuno che i nostri genitori non conoscono e viceversa".
John Calum Macleod, Cal come tutti lo chiamano, è un gay ventiduenne che torna a casa, sull'isola di Harris, nelle Ebridi, dopo aver studiato moda a Edimburgo. Nulla è cambiato nella fattoria in cui è cresciuto: il padre John è un allevatore di pecore, tessitore di tweed e pilastro della locale chiesa presbiteriana e lcon lui vive la nonna materna Ella di Glasgow, figura amatissima. In questa realtà è inconcepibile essere gay e Cal fa i conti con una profonda solitudine amplificata dal fatto che siamo nel 1996, in un mondo ancora analogico, senza Internet e app di dating.
"Il libro parte come se fosse la storia del figlio prodigo che torna a casa dopo tanti anni. In realtà non è la storia di Cal , di chi va via, ma di chi rimane. È come se cercassi di sviare un po' il lettore all'inizio. La vita sull'isola scorre in maniera molto lenta e quando arriva Cal spariglia un po' le carte" spiega lo scrittore, nato a Glasgow nel 1976.
Perché ha scelto di ambientare la storia negli Anni Novanta e in un'isola remota? "Alcune persone pensano che abbia scelto questo periodo pre Internet perché era un momento in cui se eri gay, come Cal, era difficile trovare qualcuno con cui stare e far fronte alla propria solitudine, ma in realtà ho scelto questa ambientazione per l'impatto che Internet ha poi avuto sull'intera comunità rurale e non soltanto qui ma in generale.
Su queste isolette una volta c'erano soltanto gli abitanti che in qualche modo cercavano di arrivare a fine mese, non c'era nulla. Con l'arrivo di Internet le cose sono cambiate. Lo zoccolo duro degli abitanti di queste comunità rurali, gli anziani, hanno coinciato a preoccuparsi del destino dei loro terreni, di chi li avrebbe avuti in eredità senza sapere che in futuro sarebbe cambiata completamente tutta la vita sull'isola, anche il terreno della chiesa verrà venduto ad un ceramista.
L'intera comunità in realtà verrà meno perché le cose cambiano in maniera radicale e vale non solo per un'isola sperduta delle Ebridi".
Cal arriva sull'isola pensando che nonna Ella stia male.
"Devo dire che il rapporto che si crea tra i nipoti gay e le nonne secondo me è molto stretto perché le nostre nonne sono sopravvissute al patriarcato. Ce l'hanno fatta un po' come i giovani gay che nella loro vita hanno dovuto gestire un mondo in cui erano gli uomini a fare il bello e il cattivo tempo. Mia nonna per me è stata un faro. Credo che non si debbano promuovere i diritti di gruppi limitati. Dobbiamo puntare a vivere in una società in cui tutti siano tutelati, in cui ci sia una giustizia per tutti".
Con 'John figlio di John' è nella long list del Booker Prize 2026 che si assegnerà a novembre. Che effetto le fa essere di nuovo al Booker? "È una sorta di conferma. Sono partito come totale outsider e il fatto di essere di nuovo riconosciuto dal Booker comunque sia, per me è una bella soddisfazione".
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