Gomez, 'L'elefante' per riflettere sulla realtà e riportare la satira in tv
ANSA - Cultura

Gomez, 'L'elefante' per riflettere sulla realtà e riportare la satira in tv

Venerdì 18 settembre 2026
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Il sabato sera su Rai3 con Vergassola e Francini. "Teniamoci stretti Report"

(di Michele Cassano) Un programma per riflettere sui grandi temi che ci circondano, di cui spesso non si parla perché si danno un po' per scontati, e riportare la satira politica in tv. Peter Gomez sarà da domani alle 20.15 su Rai 3 e RaiPlay con il nuovo programma "L'Elefante", dopo le esperienze alla guida di "La Confessione" e "Un alieno in patria".
    L'ambizione è raccontare l'Italia e il mondo andando oltre la superficie delle notizie.
    "Faccio un esempio - spiega all'ANSA il conduttore -. Parliamo tanto di Medio Oriente e Hormuz, ma l'elefante della stanza è il declino dell'impero americano. Sull'Ucraina si può essere favorevoli o contrari all'invio di armi, ma il punto centrale è chiedersi quali sono le prospettive militari. L'elefante è anche memoria, quindi con l'utilizzo delle Teche Rai cercheremo avvenimenti che sono accaduti in passato e che hanno attinenza con il presente".
    Ad accompagnare Gomez ci saranno Chiara Francini, che attraverserà l'Italia alla ricerca di storie, e Dario Vergassola, presente in studio che con le sue incursioni. Ogni serata vedrà inoltre un diverso compagno di viaggio, che nelle prime puntate sarà Giordano Bruno Guerri.
    "Vorrei finalmente riportare la satira politica in tv - spiega ancora Gomez - e per questo abbiamo scelto Vergassola.
    Avremo anche uno sguardo diverso da quello di un giornalista, che è quello Chiara Francini". Poi ci saranno le interviste one to one come ne "La confessione". "Cercheremo di dibattere o intervistare le persone con tranquillità - prosegue Gomez -, partendo da ciò di cui parla la gente nei bar, che è la cosa probabilmente più importante".
    L'obiettivo è ascoltare il parere di tutti. "Avrò anche un ospite che definisco un testimone - racconta -, cioè qualcuno che parta da qualcosa di cui è stato protagonista, o perché ha scritto un libro o perché ha vissuto una storia da vicino". Ci sarà il tavolo, al quale parteciperanno nella prima puntata Fiorenza Sarzanini, vicedirettrice del Corriere della Sera, e Riccardo Iacona. In studio anche Carlo Lucarelli, che partirà domani con il suo "Blu notte". Ci sarà poi Luciana Castellina per parlare, dall'alto della sua esperienza, di quello che sta accadendo in Italia e nel mondo.
    "Di fatto in questo weekend apriremo la campagna elettorale perché tutti i leader saranno impegnati in appuntamenti di partito", spiega il conduttore che però in questa prima fase non intende invitare personaggi politici. "Noi vogliamo riflettere sulla realtà e sappiamo come sono i leader politici, vivono sulla propaganda - dice Gomez -. Poi, se il programma dovesse andare bene e dovesse durare, avvicinandosi alle elezioni, sarà importante avere anche i leader".
    Al momento la trasmissione è in palinsesto fino a Natale "con l'aspirazione di arrivare fino a maggio". "Cercheremo di avere un filo conduttore per dare un senso alle cose - prosegue - e decideremo in base a quello che accade nella settimana qual è l'argomento importante che ci può permettere di fare delle altre più ampie riflessioni". "Ho visto una straordinaria professionalità in Rai - sottolinea ancora Gomez -. Se questa avventura andrà male, deve essere chiaro che sarà colpa mia".
    Secondo il conduttore la Rai sta affrontando criticità legate a radici antiche. "La prima è la riforma Renzi che ha stabilito che è il governo a comandare nella Rai. Io ero oppositore della riforma Gasparri, ma la riforma Gasparri era migliore di questa.
    La seconda è l'abolizione delle direzioni di rete a vantaggio delle direzioni verticali, che possono andar bene per la Bbc ma evidentemente non per la Rai".
    Quanto alla vicenda Report, secondo Gomez Sigfrido Ranucci "è una vittima e lo rimane per gli atti, ma avrebbe dovuto spiegare meglio pubblicamente tutta una serie di cose. Lui dice che lo farà adesso dal magistrato, ma è inutile nascondersi dietro un dito: quello che è accaduto è stato il pretesto per dare il là alle bordate di esponenti politici che si volevano vendicare non tanto di Ranucci, quanto del programma. Il giornalismo d'inchiesta è urticante e dà fastidio al potere, ma solo la Rai può farlo in quel modo. Quindi teniamoci stretti Report".
   
   

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