Il Mito, dal linguaggio allo story telling al prossimo Festivalfilosofia
Chiude l'edizione 2026, grande successo culturale e economico
(di Paolo Petroni) Sarà Mito la parola tema del Festivalfilosofia 2027, come ha annunciato oggi il sindaco di Modena Massimo Mezzetti, dopo aver parlato, anche a nome di suoi colleghi di Carpi e Sassuolo, del grande successo dell'edizione attuale dedicata a Caos e di come le due parole siano vicine col nostro bisogno di trovare sicurezze e risposte alla confusione con spiegazioni non sempre razionali.
Mito, ha subito spiegato Massimo Cacciari, del Comitato scientifico del festival, ha derivazione etimologica dalla parola greca che vuol dire parlare e quindi porterà a una riflessione sul linguaggio è una riflessione sul linguaggio, sulla costruzione di discorsi e storie. Il mito è strettamente legato alla vita sociale, pensiamo anche solo ai miti politici, da intendersi nel senso più ampio del termine, ma anche pensando che un movimento come una comunità è col mito che si dà una forma.
"Si parla tanto di Europa e se ne invoca il rinnovamento, ma la verità è che per realizzarlo manca appunto un mito e questo non nasce solo da produzione e mercati", è un esempio di Cacciari, per far capire come il mito riguardi da vicino la vita di ognuno e sia necessario per vincere le sfide di oggi, che secondo lui stiamo perdendo tutte.
Ha ricordato la nuova attenzione per il mito suscitata si può dire quasi in tutto il mondo dal successo straordinario dell' Odissea di Nolan, se persino in India su quella scia hanno aperto una nuova riflessione sui propri miti, per cui al prossimo Festival ci saranno anche interventi comparatistici, perché miti non sono solo quelli greco-romani, racconta Barbara Carnevali, anche lei nel Comitato scientifico, ricordando che mito è concetto fratello e doppio della filosofia.
Il mito si lega alla necessità di story telling, di attività affabulatoria, ed è per molti versi un approfondimento dei discorsi aperti quest'anno, dice Daniele Francesconi, direttore scientifico del Festival, affrontati con analisi critiche, per esempio per smontare falsi miti, credenze pericolose che magari circolano nel mondo moderno. Carnevali ricorda così il lavorio autocritico svolto dalla Scuola di Francoforte sulla ragione occidentale, disvelando vecchie storie e false certezze e creando quindi un vuoto nel quale sono stati e andranno creati miti nuovi, perché come sappiamo il mito è necessario, sostanziale per l'uomo e la sua sopravvivenza.
Quanto al caos e l'edizione che si conclude oggi, Anselmo Sovieni, presidente del consiglio direttivo della Fondazione Modena e del consorzio del Festival, ha detto di essere molto più che soddisfatto, visto il grande successo e il consistente aumento delle presenze, confermato anche dai risultati dell'indotto che confermano i servizi e gli esercizi commerciali delle tre città coinvolte nel programma, con le 57 lezioni magistrali e i quasi 200 appuntamenti. Si tratta quindi, ha concluso, di un format sperimentato e che funziona he continua a dare soddisfazioni sul paino della crescita cultura e economica assieme.
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