'Cento nomi', tra realtà e finzione 50 anni di Italia vista dall'interno del carcere
Erasmo Stasolla, da 30 anni in polizia penitenziaria, torna alla narrativa storica
ERASMO STASOLLA, CENTO NOMI (AMAZON, PP 222, EURO 16) - Realtà documentata e finzione narrativa negli anni di piombo si intrecciano per raccontare il carcere dalla prospettiva di chi nel carcere lavora, in una storia che si dipana attraverso mezzo secolo. Erasmo Stasolla, che nella vita reale appartiene al Corpo di polizia penitenziaria da oltre 30 anni, firma il suo secondo romanzo: 'Cento nomi'.
Nel 2025 Eupremio Palmieri, ex appartenente al Corpo degli agenti di custodia, riceve una busta che riapre una ferita sepolta da mezzo secolo. Dentro ci sono una fotografia, una riga estratta da un elenco e il nome di Richard Varelton, uomo enigmatico arrestato a Bari nel 1975. Da quel momento la memoria torna agli anni di piombo, al carcere di Trani, alle identità multiple, ai dossier nascosti e a una verità mai del tutto emersa e che s'intreccia con terrorismo, servizi segreti, carceri speciali, il sequestro Moro, il caso D'Urso e la rivolta nel carcere di Trani del dicembre 1980. Nella busta, ci sono una fotografia e una lista con cento nomi. L'ultimo è il suo.
'Cento nomi' attraversa la strategia della tensione e il mondo carcerario italiano e affianca al passo narrativo l'atmosfera e la forte dimensione umana che solo chi ha una lunga esperienza all'interno di un penitenziario può conoscere.
Dopo l'esordio con il thriller d'inchiesta 'Verità sepolte' (Giacovelli Editore, 2025), con 'Cento Nomi', Stasolla torna alla narrativa d'ispirazione storica.
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