Il Teatrino Giullare di Bologna festeggia 30 anni di attività con 'Fatale Fatato'
Tornano lavori come Finale di partita, Alla meta di Bernhard e La stanza di Pinter
Trent'anni di teatro tra repertorio, nuove produzioni e contaminazioni con musica, cinema e arti visive: il Teatrino Giullare di Bologna celebra l'anniversario con "Fatale Fatato", un programma che coinvolge diversi luoghi e istituzioni culturali della città. "Il vostro è un lavoro bellissimo, unico, molto originale, con una chiara cifra stilistica, estetica e drammaturgica", ha detto l'assessore alla Cultura del Comune di Bologna, Daniele Del Pozzo, intervenendo alla presentazione. "Trent'anni significano anche lavori prodotti in una fase diversa della vita personale e artistica. La curiosità è capire come si possa tornare oggi su quegli spettacoli e come possano reagire al presente". Il programma mette infatti in dialogo spettacoli storici e nuove esperienze. Tornano lavori come "Finale di partita", "Alla meta" di Thomas Bernhard e "La stanza" di Harold Pinter, insieme a "Coco" e "Le amanti", opere che nel tempo sono state riprese e rielaborate.
"Ogni lavoro subisce delle variazioni, a volte grandi, a volte minime, ma è sempre vivo", hanno spiegato Enrico Deotti e Giulia Dall'Ongaro di Teatrino Giullare. Tra gli appuntamenti speciali figura "La tragedia di Roncisvalle con bestie", testo di Giuliano Scabia, docente del Dams e maestro della compagnia, realizzato con il violoncellista Mario Brunello. In programma anche "Il volo oceanico", radiodramma di Bertolt Brecht con il contrabbassista Ares Tavolazzi, e una sonorizzazione dal vivo di "Hamlet", film muto del 1913, con le voci ricostruite per accompagnare le immagini. Ad aprire il cartellone sarà "Inventario", mostra di maschere, disegni, oggetti, manifesti e stampe realizzati negli anni dal Teatrino Giullare. A dicembre il programma si concluderà con "Abitario", percorso teatrale per piccoli gruppi di spettatori all'interno dell'Esprit Nouveau.
Per Gerardo Guccini, anche lui docente del Dams e maestro della compagnia, il progetto mette in relazione fatale e fatato: "il repertorio e ciò che permane nel tempo da una parte, la ricerca e l'incognita dall'altra. Non avete contrapposto l'uno o l'altro - ha osservato - ma avete cercato di vedere come ciò che resta nel tempo e ciò che sembra soltanto ospite nel tempo possano dialogare, in attesa di nuove soluzioni e nuovi intrecci".
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