L'uomo che 'parla' con gli orologi antichi, 'recuperiamo la memoria'
ANSA - Cultura

L'uomo che 'parla' con gli orologi antichi, 'recuperiamo la memoria'

Lunedì 9 febbraio 2026
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A Napoli Sos di Diego Ferventino a privati e istituzioni: 'Salviamoli'

(di Angelo Cerulo) C'è un uomo a Napoli che 'parla' con gli orologi antichi. Ne sente le vibrazioni. Comunica con i complessi meccanismi che regolano questi affascinanti misuratori del tempo per capire guasti e difetti e riparare con le mani, gli occhi, le orecchie. Va in sintonia con il ticchettio che sembra assomigliare a battiti cardiaci. E alla fine emerge un piacere intimo che condivide con un sorriso di vittoria. È il maestro orologiaio Diego Ferventino, 51 anni, sposato e con due figli, che si divide fra l'attività nel suo laboratorio privato del centro antico e quella di curatore degli splendidi esemplari custoditi nelle sale di Palazzo Reale. Questo legame forte con oggetti, sotto determinati aspetti misteriosi e testimoni dei secoli passati, lo spinge ora a lanciare un appello alle istituzioni ma anche a tante famiglie perché la città recuperi le sue perle, storiche misuratrici delle ore, disseminate e spesso abbandonate in campanili, musei, case, lungo le strade o nei sottoscala e si candida a dare il suo contributo per restaurarle e renderle vive - lui che di lavoro ne ha tanto a partire dalla manutenzione degli orologi di Palazzo Reale - perché "non si perda la memoria che vuol dire recupero dell'identità in una dimensione nella quale è ora di 'rimisurare' il nostro tempo".
    Già, il tempo. Come quello sospeso e unico che si respira nelle viuzze della città antica dove nel suo spazio l'orologiaio-riparatore, come tiene a definirsi, fa viaggiare la fantasia insieme con l'esperienza. Con le mani e l'attività lavorativa - cominciata a 13 anni come tornitore meccanico nella bottega del prozio Vincenzo Loreto e con un diploma di ragioniere - indaga la 'micromeccanica', una vera passione: "Le piccole dimensioni mi danno la possibilità di arrivare alla complessità del meccanismo". Perché l'orologio è un sistema complesso e "la precisione è napoletana, non svizzera" dice con orgoglio.
    Studiando e formandosi in bottega, Diego Ferventino, grazie all'orologiaio Ugo Caputo, approda a Palazzo Reale dove cura la manutenzione di 16 orologi della collezione, di epoche settecentesca e ottocentesca e ogni settimana dà la carica.
    "Nella mia attività - spiega - si applica il 'principio della conservazione' con la verifica delle diverse parti; poi si passa alle rettifiche, alle compensazioni, agli interventi". Comincia così un itinerario fra molle di carica, automi e carillon, boccole, progettazione e ricostruzione di ruote dentate e pignoni, utilizzazione di un particolare tipo di ottone, strumenti di precisione, 'regolatori' degli anticipi e dei ritardi, meccanismo complesso per 'l'equazione del tempo' e così via. Un viaggio che Diego fa sia con i privati e gli appassionati desiderosi di conservare i tesori di famiglia ("Ho restaurato un Beyer, orologio e organo a canne, di grande complessità") sia a Palazzo Reale dove si muove fra gioielli come la rarissima Macchina di Clay (1730) - ancora oggetto di studio per un futuro intervento di riparazione - in argento e rame, con un organo a canne miniaturizzato, e che suona musiche di Händel grazie ad un rullo fonotecnico, o come il Planetario, riparato recentemente da Ferventino, che mostra ore, minuti, giorni, mesi e costellazioni zodiacali. "Per una pendola da parquet appartenuta a Gioacchino Murat - afferma - ho creato un meccanismo ad hoc mentre per 'il Filippo l'Ardito' ho controbilanciato il pendolo".
    Una passione... calma che vorrebbe trasmettere: "Mi auguro ci siano giovani animati da voglia di capire e di fare, ma devono agire le istituzioni per dare loro un sostegno".
   

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