Festival Verdi, la rara 'Alzira' apre la XXVI edizione a Parma
ANSA - Cultura

Festival Verdi, la rara 'Alzira' apre la XXVI edizione a Parma

Lunedì 28 settembre 2026
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L'1, 8 e 17 ottobre con la direzione di James Conlon e la regia di Manuel Renga

'Alzira', una delle opere meno eseguite di Giuseppe Verdi, aprirà il XXVI Festival Verdi di Parma, quest'anno dedicato al tema "Mondi lontani": la nuova produzione andrà in scena al Teatro Regio l'1 ottobre alle 20, con repliche l'8 e il 17.
    L'opera, rappresentata al Teatro di San Carlo di Napoli il 12 agosto 1845, torna al Regio di Parma e al Festival Verdi per la terza volta dopo le edizioni del 1990/91 (direzione Gustav Kuhn e regia Luciano Damiani) e del 2002 (Bruno Bartoletti e Alberto Fassini). Ottava opera di Verdi, su libretto di Salvadore Cammarano, 'Alzira' è ambientata nel Perù del Cinquecento, durante la conquista spagnola, e geograficamente è la più lontana dall'Europa nella produzione verdiana.
    Sul podio della Filarmonica Toscanini e del Coro del Teatro Regio, salirà il direttore statunitense James Conlon, mentre la regia è di Manuel Renga. Protagonisti Marta Torbidoni nel ruolo di Alzira, Antonio Poli in quello di Zamoro e Daniel Luis de Vicente come Gusmano, al debutto nei rispettivi ruoli. La vicenda racconta l'amore tra Alzira, figlia del cacicco Ataliba, e il guerriero inca Zamoro, creduto morto, e il matrimonio imposto alla giovane con il governatore spagnolo Gusmano per garantire la pace. Quando Zamoro ricompare, il conflitto precipita fino al tragico finale. Conlon, alla sua diciottesima opera verdiana, ha spiegato di aver accettato la sfida dopo aver a lungo condiviso il pregiudizio sulla scarsa esecuzione dell'opera. La nuova produzione intende così riportare al centro una partitura caratterizzata, secondo il direttore, "da energia giovanile, impeto drammatico e ispirazione melodica". Renga legge invece il "Nuovo Mondo" come metafora dell'incontro con l'alterità. Nella sua visione, "l'opposizione tra barbaro e cristiano si rovescia, mentre Alzira diventa simbolo di una donna oppressa e utilizzata come strumento di scambio politico e di pace".
   

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