Marcello Provenzale da Cento, un genio del mosaico barocco nella Roma dei Borghese
Mostra monografica dal 2 ottobre alla Civica Pinacoteca 'il Guercino'
La Civica Pinacoteca "il Guercino" di Cento (Ferrara) propone dal 2 ottobre al 10 gennaio la mostra monografica 'Marcello Provenzale da Cento. Un genio del mosaico barocco nella Roma dei Borghese', nel 450/o anniversario della nascita del suo artista più sorprendente, protagonista della rinascita del mosaico nella Roma di Paolo V, uno dei momenti più significativi del revival di questa pratica tra Cinque e Seicento.
Cuore della mostra, già ospitata la scorsa primavera alla Galleria Borghese di Roma, è il Volto di Cristo (firmato Opus Marcelli, già del cardinale Pietro Aldobrandini e di Federico Zeri, oggi alla Collezione Grimaldi Fava di Cento), accanto ai capolavori della Galleria Borghese - la Madonna col Bambino, l'Orfeo, il Ritratto di Paolo V - e alla Civetta con uccelli del Museo degli Argenti di Firenze. La mostra non dimentica le radici centesi: nella Collegiata di San Biagio si conserva la sua Trasfigurazione, mentre l'Orazione di Gesù nell'orto, oggi in Pinacoteca, si imprime nella memoria del giovane Guercino.
Proprio dal sodalizio con Provenzale nasce il primo dipinto del Guercino a raggiungere Roma, l'Erminia soccorre Tancredi ferito.
Esposto per la prima volta, e restaurato per l'occasione, anche il busto-autoritratto in bronzo che l'artista esegue un anno prima della morte.
Nato nel 1576 e giunto a Roma sul finire del secolo, Marcello Provenzale trasforma per sempre il linguaggio dell'arte musiva.
Formatosi come pittore, trova il proprio terreno d'elezione nei cantieri della Basilica di San Pietro: decora la cupola michelangiolesca e la Cappella Clementina, realizza per Paolo V lo stemma Borghese nella navata e restaura la celebre Navicella di Giotto. Il vertice della sua arte sono però i mosaici da cavalletto. A partire dal 1600 Provenzale mette a punto il cosiddetto mosaico in filato: smalti fusi in sottilissime bacchette vitree, tagliate in porzioni millimetriche e accostate fino a ottenere sfumature morbide e dettagli impensabili nel mosaico tradizionale. Ne nascono opere capaci di competere con la pittura e di superarla in ciò che la pittura non possiede: l'incorruttibilità della materia, che trasforma il volto sacro in oggetto eterno di meditazione.
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