The Greatest, la serie su Muhammad Ali tra ring e lotta al razzismo
ANSA - Cultura

The Greatest, la serie su Muhammad Ali tra ring e lotta al razzismo

Martedì 29 settembre 2026
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Su Prime Video la vita del campione da Roma '60 al primo titolo mondiale nei pesi massimi

(di Giulia Bertollini) Un ritratto intimo, lontano dai riflettori e dalle celebrazioni d'archivio, che parte dalle radici per raccontare l'uomo dietro la leggenda. Si presenta così The Greatest, la prima serie televisiva ufficiale sulla vita di Muhammad Ali, in arrivo in otto episodi su Prime Video il prossimo 4 novembre (visibile anche su Sky Glass, Sky Q e Now). Prodotta in collaborazione con la vedova del campione, Lonnie Ali, la miniserie esplora gli anni della formazione del mito, dal 1960 al 1964, prendendo il via proprio da Roma, dove il giovane Cassius Clay conquistò la medaglia d'oro olimpica nei pesi mediomassimi e mosse i primi passi verso la consacrazione mondiale.
    L'opera segna inoltre un record storico: "È la prima produzione seriale in assoluto ad aver ottenuto l'autorizzazione per girare all'interno del Colosseo", ha spiegato lo showrunner ed executive producer Ben Watkins. "L'idea che il più grande pugile di tutti i tempi abbia iniziato il suo percorso nell'anfiteatro simbolo dei gladiatori è stata fondamentale fin dalla prima sceneggiatura", ha sottolineato. "Alle Olimpiadi del 1960 il mondo scoprì Cassius Clay: per un ragazzo cresciuto nell'America della segregazione, vedere culture da ogni angolo del pianeta convivere in armonia è stato uno shock culturale che gli ha aperto gli occhi. Una volta vista quella possibilità di integrazione non si torna più indietro: Roma gli ha mostrato ciò a cui la società doveva aspirare".
    A raccogliere l'eredità di Cassius Clay sul ring è l'attore Jaalen Best: "YouTube è stato il mio migliore amico: ho studiato ogni combattimento, le interviste, lo sguardo e il celebre 'Ali shuffle' con i piedi", ha raccontato Best. "Ma la vera sfida è stata unire l'aspetto atletico alla voce e alla presenza scenica, per far muovere tutto in sinergia". Un impegno sottolineato dallo stesso Watkins: l'attore ha dovuto perdere oltre 15 chili per interpretare il diciottenne del 1960, per poi riprenderne una decina nel corso delle riprese per adeguarsi all'evoluzione fisica del pugile fino alla conquista del titolo mondiale del 1964. Fondamentale per il protagonista è stata la benedizione della vedova del campione, Lonnie Ali: "La prima volta che ci siamo incontrati mi ha detto che vedeva già in me una certa somiglianza. Averla sul set mentre giravamo e ricevere la sua conferma dopo le scene mi ha dato la certezza che eravamo sulla strada giusta per raccontare una storia autentica", ha svelato Jaalen Best.
    Nel cast figura anche Giovanni Ribisi nei panni dello storico allenatore Angelo Dundeee: "Tra me e Jaalen si è creata un'alchimia naturale fuori dalla macchina da presa che è fluita direttamente nello show. Ci siamo fidati l'uno dell'altro e questo ha restituito la verità di un rapporto fatto di grande lavoro ma anche di ironia e complicità", ha dichiarato.
    In un'epoca segnata da nuove spaccature e tensioni sociali, la figura e l'eredità di Muhammad Ali mantengono una forza dirompente: "Siamo ancora lontani dal superare l'oppressione e la disuguaglianza", ha evidenziato Watkins. "Ali non era un supereroe privo di paure: era un giovane uomo che cercava di diventare adulto e che ha avuto il coraggio di dire 'non rinnegherò la mia fede', mettendosi contro il sistema in anni in cui per gli afroamericani si trattava di questioni di vita o di morte, e accettando di perdere la carriera e il titolo per i propri principi. Il suo messaggio parla di responsabilità e di unione, ricordandoci che dobbiamo mettere l'umanità al primo posto". Un concetto ribadito anche dallo stesso Jaalen Best: "All'epoca dovevi schierarti: o eri per Muhammad Ali o eri contro di lui. Oggi, quando vediamo una minoranza disposta a combattere per cambiare le cose in meglio, ci rendiamo conto che affrontiamo ancora gli stessi problemi del passato e continuiamo a chiedere trasparenza e uguaglianza ai nostri leader. Ali ha spinto la comunità a riunirsi e a lottare, lasciandoci un esempio che è necessario ancora oggi".
   

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