Dall'alba al tramonto nell'Ottocento, a Bologna un viaggio nel tempo dipinto
'Un capolavoro di giornata', cento opere esposte non per stile ma per ora del giorno
Alle sei del mattino un contadino esce nei campi, a mezzogiorno la luce acceca una baia della Bretagna, a mezzanotte le ninfee di Monet galleggiano nel buio.
'Un Capolavoro di Giornata. Dall'alba al tramonto nell'Ottocento: un viaggio nel tempo dipinto' è l'originale mostra allestita dal 3 ottobre al 17 gennaio a Palazzo Pallavicini, a Bologna, con oltre cento dipinti dell'Ottocento europeo. Non per scuola, non per stile, non per nazione, ma per ora del giorno. Le sale non seguono le correnti dell'arte, seguono le 24 ore: dodici sezioni da due ore, sei di luce e sei di buio, dall'alba alla notte. A produrre la mostra è Vertigo Syndrome e i prestiti arrivano da musei pubblici italiani, come il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo Da Vinci, da musei europei e da collezioni private che si aprono di rado: tra queste, Monet e Renoir.
Nell'Ottocento il tempo smette di essere lo sfondo e diventa il soggetto. È il secolo in cui i pittori lasciano la storia solenne e la mitologia, escono all'aperto e guardano la vita di ogni giorno: la luce di una certa ora, una colazione, il rientro dai campi, la città che comincia a correre. Il risveglio, con la natura ancora sospesa e le prime luci di casa nei dipinti di Antonio Fontanesi, Luigi Bertelli e Augusto Majani, poi la colazione borghese di Antonio Mancini e Alessandro Scorzoni.
Fuori la mattina esplode: le lavandaie e i contadini di Francesco Paolo Michetti e Giuseppe Pellizza da Volpedo, un mondo ancora legato alla terra, mentre la città moderna corre nella Londra fumosa di Giovanni Boldini. A mezzogiorno il tempo si ferma nella luce della baia di Douarnenez di Renoir, vengono il pomeriggio e i giochi dei bambini di Gaetano Chierici, poi il tramonto dorato di Nino Costa e Mario de Maria, la sera la chiudono le Ninfee notturne di Monet, infine la notte con le visioni lunari di Grimshaw e le denunce sociali di Natale Attanasio, prima che tutto scivoli nel sogno e nella memoria. Ai dipinti si affiancano profumi storici e suoni d'ambiente, di sala in sala con lo scorrere delle ore, dalla freschezza dell'alba all'umidità della notte, e una colonna sonora fatta di parole con i versi di Gabriele D'Annunzio per la mattina e la malinconia di Giacomo Leopardi per l'imbrunire.
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