Nelle tombe di Tarquinia come in un film in 3D
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Nelle tombe di Tarquinia come in un film in 3D

Venerdì 2 ottobre 2026
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Neuroarcheologi svelano il 'teatro dell'aldila'' delle necropoli etrusche

(di Alessandra Baldini) Non solo sepolcri dipinti per accogliere i morti: secondo lo studio di un team transatlantico di neuroarcheologi, le necropoli etrusche erano esperienze immersive, una sorta di teatro dell'aldila', in cui architettura, immagini, suoni, luci e persino odori concorrevano a guidare i vivi come in un film in 3d.
    L'italiano Maurizio Forte, pioniere dell'archeologia digitale alla Duke University, e l'audioarcheologa di Oxford Jacqueline Ortoleva hanno puntato i riflettori sulla Tomba dei Demoni Azzurri, di Tarquinia arrivando a suggerire la possibilità di esperienze simili alla trance, in cui l'ambiente esterno, il senso dello spazio e perfino la distinzione fra il partecipante al rito e ciò che lo circondava potevano risultare attenuati.
    Più in generale, spiega Forte all'ANSA, questa linea di ricerca riporta all'attenzione "un nuovo approccio allo studio del passato che usa la percezione e altri elementi intangibili evocati dalla cultura materiale".
    Nel caso della Tomba dei Demoni Azzurri, analisi acustiche hanno evidenziato forti effetti all'interno di riverberazione sonora che gli autori paragonano, per determinate frequenze, a quelli dei grandi spazi ecclesiastici. Voci, percussioni e suoni a bassa frequenza potevano sovrapporsi e diventare difficili da localizzare creando nel visitatore un senso di disorientamento.
    Ai suoni si aggiungeva la luce. Torce, candele di cera d'api o di sego e bracieri producevano fiamme tremolanti dietro le quali le figure dipinte apparivano e scomparivano come se danzatori, commensali e creature dell'aldilà si muovessero, avvicinandosi - in particolare i demoni delle pareti laterali - a chi entrava nel sepolcro. Anche l'olfatto assisteva nell'esperienza: incenso, fumo, cera e odori delle libagioni rituali contribuivano a trasformare la camera funeraria in un ambiente intossicante e radicalmente diverso dal mondo dei vivi.
    Il risultato poteva essere una sequenza emotiva: osservazione, allarme, disorientamento e infine immersione.
    La ricerca, pubblicata sul Journal of Archaeological Method and Theory, "è la prima indagine delle tombe etrusche come 'spazi transizionali' tra la vita e la morte", scrivono gli autori, secondo cui gli ambienti della tomba sarebbero stati riutilizzati dalle famiglie aristocratiche non solo al momento della sepoltura, ma per anniversari, festività e rituali dedicati agli antenati, contribuendo a perpetuare nel tempo il prestigio e il potere del clan. La necropoli diventava così non solo una città dei morti, ma un luogo costruito per impressionare profondamente i vivi in una sorta di teatro dell'aldilà nel quale il confine tra realtà e rappresentazione, memoria e trasformazione veniva deliberatamente reso più sottile.
   

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