Martin Crimp, 'la parola invisibile che ho dentro diventa azione in scena'
ANSA - Cultura

Martin Crimp, 'la parola invisibile che ho dentro diventa azione in scena'

Sabato 3 ottobre 2026
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Incontro con il grande drammaturgo inglese a Napoli per TXT Festival

(di Paolo Petroni) ''Attraverso le parole si manifesta una realtà e io ho bisogno di sentir parlare i miei personaggi, che si rivelino per conoscerli e così poter andare avanti nella costruzione di un testo, di un dialogo teatrale'' spiega Martin Crimp, forse il drammaturgo più interessante della scena inglese e colui che ha portato agli estremi quella scrittura definita da Lehmann postdrammatica. Oggi, compiuti da poco 70 anni, è ospite a Napoli dello Stabile per il TXT Festival e txt è il formato del file di testo con cui, il direttore artistico Pier Lorenzo Pisano vuole mettere l'accento proprio sulla scrittura, la parola, dando spazio in quattro giornate, sino a lunedì 5 ottobre, in particolare a nuove, giovani voci, facendole anche incontrare con figure che possono essere maestri.
    Dice di cominciare a scrivere teatro ''facendo parlare un personaggio dalle cui parole nasce poi la replica di un altro, per questo la coppia, due personaggi come Wladimr e Estragone di Beckett, è iconica del teatro è fondamentale per il suo sviluppo, anche se so che esistono i monologhi''. Crimp ultimamente ama ricordare di aver letto Il Taccuino d'oro del Nobel Doris Lessing in cui la protagonista, una scrittrice, afferma di avere dentro di sé un testo scritto con inchiostro invisibile e che, se si presenta la situazione giusta, ha la necessità di portare in superficie e renderlo leggibile: ''gli autori che apprezziamo sono quelli che hanno dovuto esprimere quel che hanno detto perché il loro scritto invisibile interiore premeva''. Così, a chi gli fa notare che nelle sue opere si ripetono certi nomi e magari certe situazioni, anche se in fome diverse, risponde di non rendersene conto, ''il problema è che tutti gli scrittori, gli artisti costruiscono il loro lavoro sempre appunto su quello che hanon dentro e che hanno realizzato in precedenza''. Quanto ai contatti e ai riflessi della realtà esteriore contemporanea, sostiene che deve esserci nel testo, ma in maniera particolare, senza eccedere, e cita il Nobel Kenzaburo Oe, per il quale lo scrittore deve essere per la società, per gli spettatori, come il canarino in gabbia delle miniere, che quando sta male o muore vuol dire che l'aria è troppo contaminata ''Gli scrittori hanno la particolare sensibilità di percepire prima degli altri certe atmosfere, certe realtà, come la farfalla di Kafka, mimetizzata su un albero, che lì, invisibile fa da testimone''.
    Lo dice un autore che nel 1990 ha scritto No One Sees the Video, sguardo cinico sul mondo delle ricerche di mercato e le sue regole economiche che manipolano le persone e condiziona il loro uso della lingua , e nel 1993 il celebre The Treatment in cui una donna, Anne, viene cannibalizzata da due produttori e sceneggiatori cinematografici che si appropriano della storia della sua vita senza remore morali, ma è pur vero che anche lei appare ambigua e misteriosa nel consegnarsi a loro, che la trasformano in un'icona ben chiara che piaccia al pubblico. A questi segue quattro anni dopo il lavoro forse più noto di Crimp, Attempts on Her Life. Si tratta di un testo che lascia grande spazio a interpreti e regista perché non ha personaggi definiti, che nascono solo dalle proprie battute nessuna didascalia, a rappresentare un mondo senza più riferimenti certi, in divenire molteplice, come a far combaciare in modo assoluto forma e contenuto. Se si vuole una protagonista c'è, Anne, e via via Anya, Anouska, Annie che via via ha una diversa personalità, da star del cinema a terrorista, da un artista che tenta il suicidio a una immigrata cui è morta la bambina, a mostrare lo spirito del tempo con forme nuove, che quelle classiche lineari di tempo e luogo sono ramai inadeguate.
    Durante la pandemia ha poi scritto un testo che elenca 299 voci, battute di una riga come di due pagine, con le prime cento che sono voci irritanti culturalmente, le seconde cento confessioni rese a bambini e le altre 99 nate dal caso, accidentali, per vedere gli effetti del fato'': non ci sono personaggi definiti, solo voci, ma via via si creano alcune connessioni, una tessitura.
    A Napoli presenta la pubblicazione promossa dal Festival della traduzione di Men Asleep - Uomini Addormentati (Editoriaspettacolo.it, pp. 100 - 16,00 euro - Trad. di Enrico Luttmann) che spiega essere nata come reazione a una rappresentazione di Chi ha paura di Virginia Woolf? di Edward Albee, più una contrapposizione che un seguito, che si apre con battute che si collegano direttamente alle ultime di quel dramma, all'ambiguità e forza dei fantasmi interiori di una coppia anziana, che si confronta con una di giovani che non si sa se reali o immaginari: sono le parole che danno loro verità, presenza: ''sono personaggi poco britannici, perché parlano senza controllarsi e io ho fatto mio tutto questo, ne ho approfittato''. Questo anche perché ''Uno scrittore deve avere qualcosa da sfidare, dei limiti che spingano a reagire, tanto che qui li faccio cominciare a parlare perché dicano chi sono e io stesso possa conoscerli''.
   

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