Lavoro e fiducia, il libro di Origlia contro gli stereotipi
Per costruire un mercato del lavoro sostenibile fuori dalla retorica
MARIA CRISTINA ORIGLIA - LAVORO E FIDUCIA (Franco Angeli - Collana Orizzonti, PP 148, euro 22 per l'edizione cartacea) L'urgenza di recuperare il principio di realtà per vedere le cose come stanno e agire di conseguenza è la tesi su cui ragiona l'ultimo saggio "Lavoro e Fiducia" di Maria Cristina Origlia, che porta la sua esperienza di giornalista socio-economica maturata sia nella gestione di magazine sia in 20 anni di lavoro nel gruppo Sole 24 Ore, sia nella partecipazioni di associazioni che affrontano i temi del lavoro sostenibile e della meritocrazia. Troppo spesso - sostiene il libro che punta a combattere radicati stereotipi - in Italia il lavoro viene raccontato ripetendo vecchie credenze, piegandosi alle strumentalizzazioni di turno o, semplicemente, in modo superficiale. Questo genera è una disinformazione diffusa, che crea una percezione distorta della realtà, con un impatto molto più pervasivo sull'opinione pubblica di quanto si possa immaginare.
Con un tono di voce schietto e, a volte, dissacrante, il libro si pone l'obiettivo di aprire gli occhi ai lettori, affinché si riesca a uscire dalla retorica di alcuni temi mainstream e dal politically correct per costruire un mercato del lavoro serio, autentico e affidabile, basato sulla fiducia.
Cinque sono le tematiche calde del mondo del lavoro contemporaneo affrontate da Origlia: giovani e imprenditorialità, occupazione femminile e demografia, merito e giustizia sociale, DiversityEquity&Inclusion, sostenibilità ovvero dignità del lavoro. Ogni filone viene affrontato da uno statement, che sintetizza la narrazione comune, per poi procedere a un'analisi critica che confuta o ridefinisce i contorni dell'affermazione, attraverso studi nazionali e internazionali. Alla parte destruens segue quindi una parte construens, in cui si suggeriscono approcci e passi da seguire per ripartire dalla consapevolezza di ciò che è e non di ciò che sembra, con la testimonianza di due voci, una accademica e una sul campo.
Il saggio si chiude con un capitolo che mette in discussione l'attuale modello economico, di cui il mercato del lavoro è lo specchio, ridefinendo il concetto di crescita, che deve tener conto dei limiti delle risorse naturali, e l'attuale modello di potere, che ci ha portato ad estrarre valore da tutto - comprese le risorse umane - privandoci di energia vitale.
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