'Il disordine del tempo' di Audrey Niffenegger, l'incipit del nuovo romanzo
Pubblicato in Italia da Mondadori in contemporanea con l'uscita americana
Per gentile concessione della casa editrice Mondadori pubblichiamo l'incipit del nuovo romanzo, 'Il disordine del tempo', di Audrey Niffenegger, in libreria il 6 ottobre in contemporanea con l'uscita americana.
Ecco il testo: "Mi chiamo Alba DeTamble e sono nata viaggiatrice nel tempo. Viaggiamo tutti, naturalmente, ma la maggior parte delle persone procede soltanto in avanti, avanzando a lenti passi di secondi e minuti che finiscono inesorabilmente per sommarsi e formare la vita intera. Nel mio corpo invece il tempo è in subbuglio: perdo il contatto con il presente e all'improvviso mi ritrovo in un tempo e un luogo diversi; sono nuda, disorientata, impreparata e spaventata, rassegnata a perdere ore o giorni in un tempo sconosciuto, preoccupata di dire qualcosa che non dovrei dire, e sperando di non dare troppo nell'occhio. Alcuni geni del mio DNA si sono mal combinati, producendo questa inadeguatezza al presente, questo disadattamento, questa costante interruzione.
Ho amato viaggiare nel tempo e a volte mi sono augurata che finisse; ho visto le conseguenze che ha avuto su papà. È morto quando avevo cinque anni. Viaggiare nel tempo l'ha ucciso e continua a farlo tornare nella mia vita. Trovarmi in compagnia di mio padre mi disorienta perché di solito sembra così allegro.
Non gli racconto mai che cosa ha in serbo la vita per lui.
Rovinerebbe il nostro breve tempo insieme, e a che scopo? Non possiamo cambiare niente. Il tempo fa il suo lavoro attorno a noi; possiamo solamente fare ciò che abbiamo fatto, accettare ciò che è successo e che succederà. Non possiamo portare niente con noi nel viaggio, niente soldi né vestiti, soltanto i ricordi. Possiamo esercitare un'influenza sugli altri, rimanere feriti o morire, possiamo fare, essere e dire, ma nulla di ciò che facciamo potrà cambiare quel che sappiamo essere già accaduto.
Ho un'indole imprudente per natura e la cautela l'ho dovuta imparare. I miei genitori mi chiedono notizie l'uno dell'altra e io racconto loro solo quel che posso ammettere senza pericolo: ho mangiato un gelato con papà nel parcheggio di un centro commerciale; mamma ha qualche capello grigio; lui mi ha insegnato a rubare nei negozi; a lei un museo importante ha appena dedicato una retrospettiva. Non dico: lui ha perso entrambi i piedi a causa del congelamento; da quando sei morto lei è distrutta e non esce quasi mai di casa; papà è preoccupato per te; mamma adesso frequenta qualcuno, ma si sente in colpa.
Non mento, però se posso evitarlo non dico tutto. Nessuno vuole sapere tutto, in fondo, nemmeno io. Viaggiare nel tempo può assomigliare al rimpianto. Ma il passare del tempo crea distanza, e a volte questo lenisce come un balsamo.
Poiché nel tempo sono alla deriva, tutto è contemporaneamente perso e ritrovato, tutte le persone che amo sono vive e morte o non ancora nate; ci sono scoperte, rivoluzioni, accoglienze e addii, ma non nell'ordine che la maggior parte delle persone conosce. È come se iniziassi sempre in medias res, e quindi commetto degli sbagli.
La musica è il mio antidoto a questo caos. La sua struttura logica, l'architettura sonora e i sistemi armonici, il suo potere, la sottigliezza, la sua varietà e l'infinita bellezza conquistano il mio amore, la mia attenzione e la mia presenza.
La musica disciplina la mia mente indocile e mi concede la libertà di vivere il momento, di perdermi nel suono anziché nel tempo. Mi è stata donata da bambina, ho cominciato a studiare violino molto prima che potessi capire o scegliere. Forse i miei genitori sapevano che mi stavano fornendo un esoscheletro, un carapace in cui rifugiarmi e che avrei portato con me ovunque mi avesse trascinata il tempo. La musica è il mio palazzo della memoria e il mio rifugio. Sono stata plasmata dalla musica e dal tempo in una creatura del qui e ora.
A volte ho la sensazione che non importi dove mi trovo, nel passato, nel presente o nel futuro, o con chi; mi capita di guardare Zach che taglia l'erba muschiosa nel giardino sul retro, e chiedermi: Sei la mia ancora, il mio unico marito per sempre? Mi ameresti ancora, se conoscessi tutti i miei segreti? Oppure, un altro giorno, mi può succedere di svegliarmi con Oliver accanto nel letto, arrivato durante la notte e in un certo senso sconosciuto, un Oliver proveniente da un tempo non meglio specificato, e provare un senso di apprensione: Da dove vieni? Che cosa sai? E, per favore, mi risparmieresti i dettagli? Se fossi stata una ragazza normale, avrei fatto tutte le cose normali nell'ordine normale: scuola, lavoro, matrimonio, figli.
Magari avrei avuto un marito solo oppure neanche uno, oppure uno di seguito a un altro, invece di due contemporaneamente. Forse sarei stata meno caotica, meno problematica, ma forse anche meno amata; chi lo sa? Se guardo avanti mi meravigliano i rischi scampati, le buone intenzioni e le intuizioni fortunate. Se guardo indietro rimpiango tutte le bugie. Cerco sempre di non ferire gli altri. Ma soprattutto cerco di non farmi prendere dal panico".
¸ 2026 by Audrey Niffenegger ¸ 2026 Mondadori Libri
Riproduzione riservata © Copyright ANSA