San Francesco tra Dante e cultura araba, quando il sapere aiuta il dialogo
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San Francesco tra Dante e cultura araba, quando il sapere aiuta il dialogo

Mercoledì 7 ottobre 2026
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Al Cairo una conferenza del Centro archeologico italiano a 800 anni dalla morte del santo

Damietta, Egitto, 1219.
    L'esercito crociato assedia la città in un clima di feroce violenza, quando due uomini attraversano, disarmati, le linee nemiche, non per negoziare una resa ma per affermare il potere della parola sulle armi. Erano San Francesco e padre Illuminato, in uno degli episodi più rivoluzionari della storia, cantato anche da Dante Alighieri nella Divina Commedia. Dello storico incontro tra il santo e il sultano si è parlato al Cairo, a 800 anni dalla morte del santo di Assisi patrono d'Italia, durante una conferenza tenuta da Giuseppe Cecere, coordinatore del Centro archeologico italiano del Cairo e professore di lingua e letteratura araba all'università di Bologna. Tema centrale, San Francesco nella cultura araba contemporanea a partire da una figura emblematica, quella dell'egiziano Ḥasan 'Uthmān che negli anni '60 del '900 ha trasposto in arabo la Divina Commedia segnando "una pietra miliare" nella storia della traduzione scientifica.
    La conferenza, organizzata dal Centro Archeologico Italiano del Cairo, si è svolta nel quadro dell'iniziativa di scambio culturale 'Mediterraneo: Polifonia di Diversità' organizzata dalla rete francescana Oikos Mediterraneo - Centro per l'ecologia integrale. Il progetto ha portato anche, a settembre, 15 giovani italiani in Egitto per incontrare giovani egiziani e vivere un percorso di confronto e di scambio interculturale, oltre gli stereotipi e i pregiudizi.
    "Nella sua magistrale traduzione della Divina Commedia di Dante, che fu pubblicata nell'arco di dieci anni (1959-1969) ma che lo impegnò per gran parte della sua vita - ha ricordato Cecere - il grande studioso egiziano Ḥasan 'Uthmān (1907-1973) non si limitò a trasporre il testo dall'italiano all'arabo, ma cercò di ricostruire l'universo di Dante e del suo tempo". Venti anni di lavoro e intense ricerche finalizzata non ad 'arabizzare' il testo dantesco, ma a ricostruirne il contesto, analizzarne i contenuti e le modalità espressive, esortando il lettore ad avvicinarsi al testo originale.
    "Da un lato - spiega Cecere -, Ḥasan 'Uthmān esalta in Dante uno dei più grandi artisti che l'umanità abbia mai conosciuto (insieme a Michelangelo ed a Beethoven, dunque al di là di ogni barriera temporale o culturale). Dall'altro non dissolve mai la figura storica di Dante in un indistinto e anacronistico afflato umanitaristico, ma ne delinea fedelmente i contorni storici, inquadrandola nella cultura e nella vita intellettuale, sociale, politica del Medioevo europeo. Con questo atteggiamento, pur nella massima ammirazione per il genio poetico di Dante, per la sua intensa vita spirituale, per la sua dirittura morale e per il suo profondo rifiuto delle ingiustizie (un aspetto che egli sente intimamente consono alla propria stessa sensibilità), Ḥasan 'Uthmān registra puntualmente - e contesta apertamente - teorie o posizioni di Dante che risultino incompatibili con la religione islamica, pur riconoscendo come queste derivassero, più da che personali convincimenti del poeta, dalla cultura in cui Dante era immerso. Per converso, e con analoga attenzione al contesto storico, Hasan 'Uthman sottolinea con favore la capacità di Dante di superare in parte i limiti di quella stessa cultura, almeno in relazione ad aspetti meno sensibili dal punto di vista teologico, e di andare verso il riconoscimento di valori positivi anche in altre culture, come quando egli esalta, collocandoli nel Limbo, alcuni personaggi emblematici della civiltà arabo-musulmana, da Avicenna ad Averroè, fino al 'feroce' Saladino.
    Tra tutti, spicca il passaggio dedicato all'incontro tra San Francesco d'Assisi ed il Sultano al Malik al-Kāmil, emblema del confronto tra Cristianesimo ed Islam. Secondo le interpretazioni più in voga, Dante definisce il sultano 'superbo', tanto che non si converte e Francesco torna in Italia. Uthman offre una lettura diversa, usando la parola araba per 'magnifico' "valorizzando così un possibile significato alternativo del termine stesso" e ribaltando la prospettiva attribuita a Dante, che avrebbe inteso elogiare e non criticare il sultano, anche in virtù del trattamento ospitale e rispettoso da lui accordato a San Francesco. "Un'interpretazione decisamente controcorrente - osserva lo studioso -, che suggerisce la possibilità di nuove prospettive di analisi sull'atteggiamento complessivo di Dante nei confronti della civiltà musulmana. Una lettura resa plausibile "dalla vastità e profondità della cultura storica, linguistica e filologica di Ḥasan 'Uthmān: competenze che gli consentono di colmare, almeno in parte, la distanza storico-culturale dall'uomo-Dante e di addentrarsi con strumenti affidabili nell'esplorazione di quella sterminata 'selva', oscura e insieme luminosa, che è la Commedia".
   

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