Simona Agnes, Barbato come mio padre, simboli della Rai che appartiene ai cittadini
"Dobbiamo continuare a lavorare ispirati a quella visione di servizio pubblico"
"Ricordare Andrea Barbato significa per me condividere con voi, oggi, due parole: amicizia e appartenenza. Parole intimamente connesse anche alla mia storia personale, perché mio padre Biagio Agnes e Andrea Barbato - al di là degli incroci professionali, delle esperienze legate al Telegiornale allora Tg unico sono stati amici. Ringrazio le Teche Rai in particolare Giuseppe Giannotti per aver ritrovato le immagini della lunga diretta del primo allunaggio, con mio padre in regia e Barbato in studio con Tito Stagno.. era il 20 luglio del 1969. Erano dei giornalisti giovani e appassionati che volevano essere protagonisti del racconto di un evento storico e indimenticabile ma soprattutto volevano rendere protagonista la loro Azienda con quel racconto. E ci sono riusciti!". Si è aperto così l'omaggio di Simona Agnes, consigliera di amministrazione Rai, al convegno in Senato dedicato ai 30 anni dalla morte di Barbato. "La Rai c'era. Una grande squadra. Quella Storia rappresenta oggi la nostra forza!", ha sottolineato Agnes. "Ho parlato di amicizia, il loro era un rapporto autentico, capace di trasformare le diversità di pensiero in ricchezza comune, per guardare avanti, nella stessa direzione. Anche quando intrapresero percorsi diversi - con Barbato al timone del Tg2 - li univa un profondo senso di rispetto per la Rai e per il Servizio pubblico, al quale sentivano di appartenere. Tornare a quella storia non è semplice nostalgia dei "vecchi tempi" ma un modo per riconoscere quelle radici e confrontarci sulla loro eredità. Sentirsi parte del Servizio pubblico - soprattutto nei momenti di grande difficoltà - che pure loro hanno affrontato - significa dimostrare che il Servizio pubblico appartiene agli italiani: una casa comune, in cui le diversità di visione diventano un valore prezioso e dove ciascuno può sentirsi rappresentato. Andrea Barbato - come mio padre - credo sia stato davvero voce e volto di tutto questo".
Ancora oggi "la Rai è una colonna portante per il mercato dell'audiovisivo italiano e primeggia tra i Servizi pubblici europei. Vanta - unica in Europa per capillarità e lavoro di inchiesta - la Testata Giornalistica Regionale (a me particolarmente cara perché legata alla storia di mio padre), oltre a una rete autorevole e competente di corrispondenti esteri che raccontano conflitti e crisi geopolitiche. Un'azienda culturale - la più grande del Paese - capace di rappresentare e raccontare con qualità il mondo e valorizzare l'Italia, rendendo concreti pluralismo e pluralità di voci in modo corretto e veritiero. Così avveniva in quella Rai, dove il confronto non mancava, anche appassionato, ma sempre rispettoso", ha detto ancora Agnes, convinta che sia "necessario continuare a recuperare i valori di cui parlavo prima e lavorare ispirati da quella visione, e sempre sintonizzati su quel lascito, in particolare in un'epoca di profonda rivoluzione tecnologica.
Perché di questo si tratta: guardare al futuro continuando a declinare nell'oggi l'esempio di chi ha creduto fortemente che la Rai sia dei cittadini". Oggi, ha concluso, "come allora, non mancano in Rai esempi di giornalisti che svolgono il proprio lavoro con serietà, coraggio, dedizione, coerenza. E, soprattutto, con onestà intellettuale nell'affrontare i grandi temi del nostro tempo nel rispetto di tutti, ma soprattutto nel ricordo e nell'esempio di Andrea Barbato".
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