La popolana dai capelli rossi, figlia di Trastevere
Elisabetta Fiorito racconta Roma Capitale, storie di uomini e donne
ELISABETTA FIORITO: 'LA FIGLIA DI TRASTEVERE' (Salani, pp.325, 16.90 euro) - Capelli rossi, occhi verdi, altezza fuori norma, bellezza vera. Vincenza fisicamente è una trasteverina sui generis ma che sia romana doc non c'è dubbio. Per nessuno, neanche per il 'piccolo' amato piemontese che l'ha sposata. Gli anni sono quelli di Roma, Capitale da poco del Regno d'Italia. Anni di cambiamenti, di tensioni, di passaggi stretti, inquieti, con il nuovo che scaccia il vecchio.
E dove Roma - ancora papalina nel profondo - si muove ad una velocità inusuale per la città, spinta da un sentimento nazionale che chiede sempre di più, e a voce alta, un posto nel mondo per l'Italia. In quel microcosmo che è Trastevere, la Storia bussa presto alla porta. Per Vincenza - fruttarola nella vita, con banco in via del Lavatore - prende le sembianze di Umberto (come altro poteva chiamarsi un piemontese?) e della sua gentilezza che a Trastevere (si parla di Piazza in Piscinula) è invece merce rara. Basta dare uno sguardo a suo fratello Italo e ai suoi amici: gente 'de cortello', sbruffoni da osteria davanti ad un quarticello di vino, attaccabrighe non per necessità ma per dare prova della loro esistenza in vita. Ma la famiglia Gagliardi - questo il cognome di Vincenza, che è poi la bisnonna dell'autrice del libro - è un 'luogo' composito: non c'è solo Italo, ma anche Vittorio, Ettore, Irma. Uomini e donne, prisma di quell'Italia in assestamento, le cui storie si intrecceranno con i sommovimenti della Patria: dall'avventura a Tripoli, la Quarta Sponda tanto agognata, alla Grande Guerra, al Fascismo vincente, al Delitto Matteotti, alla coscienza popolare che il futuro non sarà poi così roseo come il Regime proclama. Anzi. Ma il contenitore di tutto questo è Roma: Fiorito la racconta per quello che era allora. A tratti nel libro si può sentire la polvere delle grandi costruzioni avviate dai Piemontesi: l'Altare della Patria (un'enorme macchina da scrivere bianca), 'er Palazzaccio', i Ministeri, le caserme. Umberto, il piccolo falegname dalle mani d'oro, dirà a sua moglie Vincenza che 'Roma diventerà più bella di Torino'. Un'osservazione alla quale la popolana risponderà con il sarcasmo dissacratorio romano. Ma dalle pagine del libro sale anche la polvere degli sventramenti dei quartieri popolari, e la nascita delle prime borgate, effettuati dal Fascismo per celebrare l'Impero. Un mondo 'traslocato' con dolore, compresa una parte di Trastevere.
Vincenza resta però al suo posto, come albero che non si spezza.
Continua a portare il suo carretto a via del Lavatore, anche quando la Grande Guerra le porta Umberto al fronte, le uccide il fratello calzolaio Ettore, fa del violento Italo un 'Ardito' che prima finisce nell'avventura Fiumana (e poi torna a Roma vestito di nero e coltello alla cintola), porta Vittorio in Libia. Ma il conflitto ha già lasciato una eredità ancora più pesante per Vincenza. Il suo Umberto - invidiato nel quartiere per essere riuscito ad impalmare la più bella e riservata di tutte - è sopravvissuto a Caporetto e alla guerra ma non al mal di cuore che lo divora. Morirà nella sua falegnameria, amato e riamato dalla sua popolana. La vita offrirà una nuova opportunità a Vincenza, eppure, nonostante un nuovo e inatteso figlio, non sarà la stessa cosa. Anche se salirà la scala sociale grazie all'amore con Costantino, giornalista blasè del Messaggero, il gusto non saprà più di ciò che si è perso. La vita non sarà la stessa anche per Italo, vittima del 'suo' Fascismo e dei documenti sull'assassinio di Matteotti che ha trafugato. O per Vittorio, innamorato senza speranza di Rachele Raccah, bella ebrea di Tripoli: entrambi consci dell'impossibilità in quel luogo e in quel momento di un matrimonio misto. Vite imperfette? Può darsi, ma è il merito migliore - oltre la piacevolissima scrittura - dell'autrice. Raccontare ciò che ha portato ad oggi non è sempre facile. Spesso ciò che si è prende il sopravvento su ciò che sono stati quelli che ci hanno preceduto. Nella 'Figlia di Trastevere', Fiorito è riuscito ad evitarlo. Nelle strade del quartiere non c'è più Vincenza ma se si cerca bene forse la si può trovare anche se porta nomi diversi.
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