Marina Abramovic, il mio asinello politico e spirituale confessa il mondo
ANSA - Cultura

Marina Abramovic, il mio asinello politico e spirituale confessa il mondo

Martedì 27 ottobre 2026
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L'opera per la Fondazione Alda Fendi riapre al pubblico l'Arco di Giano

(di Elisabetta Stefanelli)

Sotto l'Arco di Giano dal 19 novembre e fino al 19 maggio 2027 ci sarà la scultura di un asinello d'oro e davanti una panchina dove chiunque, dalle 17 alle 21 potrà sedersi e nella luce del tramonto romano raccontare a voce alta o in silenzio i suoi segreti, i suoi desideri, il suo piccolo o grande tormento interiore all'animale più mansueto della Terra. È Confession l'opera che nasce dalla sintonia tra Marina Abramovich e Alda Fendi, che con questo appuntamento apre la nuova stagione della Fondazione Esperimenti che porta il suo nome, trasformando un luogo storico di Roma in teatro di un incontro inedito tra arte contemporanea, archeologia e memoria.
    "L'asinello è un elemento sia politico che spirituale - spiega Marina Abramovic - e l'esigenza privata della confessione si trasforma in pubblica in questo momento, forse il più difficile, della storia umana: tra guerre, inquinamento, corruzione dei governi. Sarebbe affascinante allora vedere un politico che si siede lì davanti all'asinello per parlare delle sue colpe ed anche della sua visione del futuro, sarebbe fantastico. Oppure vederci un insegnante che parla dei suoi doveri verso le giovani generazioni. O un contadino che parla del suo rapporto con le piante. La confessione all'asinello contiene tutto questo".
    L'installazione coincide con una nuova tappa nella storia dell'Arco. Dopo l'attentato mafioso del 1993 alla vicina chiesa di San Giorgio al Velabro, venne chiuso e sottoposto ad un importante intervento di restauro, concluso nel 2017. Oggi, al termine di un ulteriore intervento finanziato nell'ambito del PNRR - Caput Mundi, l'Arco torna a essere protagonista della vita culturale della città. E si rispecchia con la mostra, anche questa curata dal direttore artistico della Fondazione, Raffaele Curi che chiude il cerchio: "Rose per Lucilio - liberamente tratto da L'Asino d'oro o Le metamorfosi di Apuleio" nel palazzo dirimpetto di Rhinoceros, avvolto dalla magia e profumo di rose.
    L'appuntamento cade a ridosso del compleanno del 30 novembre in cui Marina Abramovic compirà 80 anni e Roma le renderà omaggio in molte forme. In quei giorni sarà anche protagonista della mostra Historical Works and Transforming Energy alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea. "Con Roma ho un rapporto lungo e intenso - dice l'artista che parla anche bene italiano - da quando sono venuta per la prima volta nel 1971. Erano gli anni dell'Arte Povera e ho conosciuto allora tanti artisti, da Mario e Marisa Merz a Fabbro, da Clemente a Ontani. La mostra curata nel 1973 da Achille Bonito Oliva a Villa Borghese è stato un primo momento importante per il mio lavoro".
    Confession, 2026 è la prima scultura in bronzo di Marina Abramović (commissionata dalla Fondazione Alda Fendi - Esperimenti e realizzata con Factum Arte) e chiude il cerchio iniziato con la performance Confession nel 2010 in cui l'artista stessa si confessava davanti ad un vero asinello. Il nuovo progetto sarà inaugurato il 19 novembre con una action della stessa Abramović che si siederà davanti all'asino d'oro e inviterà alcune persone a prendere il suo posto. Sarà anche visibile in un'altra anteprima assoluta, The Road to Confession, 2026, la sua nuova opera video girata all'alba dello scorso 30 giugno. Diretto da Nabil Elderkin e realizzato con Factum Arte, il film mostra Marina mentre cammina tenendo l'asino con una corda di canapa, attraverso le strade ancora deserte della città.
    "Ci sono incontri che sembrano arrivare nel momento esatto in cui devono accadere, come un allineamento delle stelle", racconta Alda Fendi. "Quello con Marina Abramović per me è uno di questi. Marina ed io abbiamo attraversato ottant'anni di vita seguendo strade diversissime, ma entrambe con la stessa ostinazione nel cercare, sperimentare, rischiare e non fermarci mai", spiega ancora Fendi. "Quando ci siamo incontrate, mi ha rivelato di aver avuto una sensazione quasi inspiegabile: come se ci conoscessimo già, come se ci fossimo incontrate in una vita precedente. E anche io la penso allo stesso modo. Marina è la personificazione stessa della performance: la porta nel corpo, nella visione, nella storia. E la performance appartiene profondamente anche all'identità della Fondazione Alda Fendi - Esperimenti".
    "Nella performance del 2010 - dice infine Abramovic - l'asino ha ascoltato la mia storia e, dopo 4 ore e 50 minuti, se n'è andato. Ha preso la decisione di terminare la performance.
    Attraverso questa comunicazione silenziosa, sono riuscita a lasciar andare. Si è fatto carico del peso del mio dolore. Ora, dopo sedici anni, voglio condividere questo atto catartico con tutti". Quest'opera spiega, è il suo "atto d'amore a Roma" in un momento in cui la storia dell'umanità deve riprendersi la sua parte. "L'intelligenza artificiale - risponde a chi le chiede se ha timori - porta anche dei benefici ma è molto pericolosa. Gli esseri umani sono molto avidi quando si tratta di tecnologia ma oramai con l'IA siamo ad un livello tale che ci supererà e sovrasterà e ne diventeremo schiavi. Bisogna stare molto attenti. Prima ne ero entusiasta ora sono terrorizzata". 
   

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