Carlotta Proietti, "Con Iacchetti intesa perfetta. Essere figlia d'arte? Un privilegio"
ANSA - Cultura

Carlotta Proietti, "Con Iacchetti intesa perfetta. Essere figlia d'arte? Un privilegio"

Giovedì 29 ottobre 2026
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In scena al Teatro Manzoni di Roma dal 29 ottobre al 15 novembre

(di Giulia Bertollini) Una coppia inedita e travolgente pronta a conquistare il pubblico romano tra risate, colpi di scena e riflessioni sulla vita. Da giovedì 29 ottobre a domenica 15 novembre, il Teatro Manzoni di Roma ospita 'Buongiorno, Ministro!', irresistibile commedia firmata da Jordi Galcerán, tra i drammaturghi spagnoli più brillanti della scena contemporanea , e impreziosita dalle musiche del Premio Oscar Nicola Piovani. Protagonisti della pièce, diretti dalla regia di Ferdinando Ceriani nella traduzione di Pino Tierno ed Ilaria Panichi, sono Enzo Iacchetti e Carlotta Proietti, affiancati sul palcoscenico da Ermenegildo Marciante, Gigi Palla e Loredana Piedimonte. Una scommessa artistica e produttiva nata quasi per caso, come racconta la stessa Carlotta Proietti all'ANSA, che oltre a calcare il palco cura la produzione dello spettacolo insieme alla sorella: "Appena l'ho letto me ne sono innamorata.
    Questo testo mi ha stupita perché è pieno di colpi di scena e ha una struttura solidissima". Sul rapporto con Enzo Iacchetti ha ammesso: "Non sapevo che fosse un attore così completo, che canta pure. Sul lavoro c'è sintonia, generosità e molto divertimento: la leggerezza è la base, ma sempre nella massima serietà". Al centro della trama c'è un politico travolto da uno scandalo di corruzione che, sull'orlo del baratro, viene salvato in extremis da un'esuberante venditrice porta a porta. Quella che sembra l'inizio di una storia romantica a lieto fine devia rapidamente verso l'assurdo a causa della stravagante famiglia della donna, un marito malavitoso, una prostituta e un padre in sedia a rotelle, innescando una spirale di situazioni sempre più imbarazzanti e grottesche. Un'allegoria della salvezza e delle seconde opportunità che riflette l'indole positiva dell'attrice: "Credo che ci si possa salvare da soli, sono un'ottimista patologica. Nello spettacolo la trama prende una piega totalmente inaspettata rispetto all'inizio, ma credo che in qualche modo si possa sempre uscire dalle difficoltà: dipende tutto dall'approccio alla vita", spiega Proietti. Un ottimismo e una tempra che affondano le radici nell'eredità artistica di suo padre, Gigi Proietti, a pochi giorni dal sesto anniversario della scomparsa il prossimo 2 novembre: "Di fronte alle difficoltà, il vero segreto che mi ha trasmesso mio padre è uno solo: andare avanti come dei treni. Se penso al politicamente corretto di oggi, papà ha sempre risposto alle provocazioni con estrema eleganza. A volte penso che certi pezzi del suo repertorio, che aveva messo da parte perché il pubblico non era pronto, oggi tornerebbero incredibilmente attuali in scena".
    Intanto, resta aperta la questione legata alla riapertura del Globe Theatre, intitolato a Proietti, dopo il crollo del 2022: "La cosa è interamente in mano al Comune di Roma. Non so nulla e siamo in attesa", dice la figlia. Proprio il confronto quotidiano con l'essere 'figlia d'arte' è un tema che l'attrice vive con serenità: "È un grande privilegio, perché sono figlia di un personaggio noto che ha fatto della sua vita e del suo mestiere un tutt'uno. Ma quando sei sul palco percepisci gli sguardi e il filtro tra te e il pubblico. Capire dove c'è sincerità e dove c'è un ostacolo è complesso. A un certo punto mi sono data pace: faccio del mio meglio, poi si vedrà". Sul suo futuro professionale, confida: "Mi piacerebbe fare uno spettacolo mio da sola e fare delle regie. Sono pazza della regia, però ne ho fatta una sola, quindi sono un po' dilettante.
    Pian piano però imparerò".
   

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