'Faccia a faccia con Putin', il racconto dell'incontro in una San Pietroburgo sospesa
Stefano Polli e il dietro le quinte dell'intervista del giugno 2024
STEFANO POLLI, FACCIA A FACCIA CON PUTIN (Rubbettino, 129 pp., 15 euro) Un leader freddo ma capace di improvvise battute, che "non ti fa stare a tuo agio", abile a riorientare continuamente il discorso sulla propria visione strategica. Nel libro Faccia a faccia con Putin, l'ex vicedirettore dell'ANSA Stefano Polli racconta la sua esperienza di incontro ravvicinato con il leader russo, avvenuto a San Pietroburgo la sera del 5 giugno 2024. Il testo offre uno sguardo diretto su una delle figure centrali della politica internazionale, smentendo i luoghi comuni più diffusi in Occidente riguardo alle sue condizioni di salute: Putin si presenta lucido, in buona forma e in grado di sostenere un colloquio durato tre ore e mezza senza l'ausilio di appunti.
Il volume unisce l'analisi geopolitica alla dimensione più intima e narrativa del reportage. Polli descrive il clima dell'intervista nella ultramoderna sede di Gazprom, alternando le argomentazioni ufficiali del Cremlino (dal rovesciamento delle responsabilità sulla guerra in Ucraina alle critiche economiche rivolte all'Europa e alla Francia) ai retroscena del lavoro sul campo. L'autore restituisce la tensione psicologica di quel faccia a faccia a un metro e mezzo di distanza, evidenziando come il leader russo sappia rigirare abilmente ogni domanda per imporre la propria visione storica.
Il momento centrale dell'intervista si consuma poi quando è lo stesso Polli a porre la domanda più attesa dall'Europa: cosa pensa Mosca della decisione di autorizzare l'uso di missili occidentali in territorio russo? La risposta di Putin configura un severo avvertimento di un'ulteriore escalation: "Se ci colpite, vi colpiremo", aprendo alla possibilità di armare altre aree del mondo per colpire i siti sensibili dei Paesi Nato.
Nelle pagine emergono i ritmi serrati della cronaca vissuta in tempo reale. Vengono raccontati gli scambi continui di messaggi tra Mosca, il corrispondente Alberto Zanconato e la redazione di Roma, impegnati a inviare i pezzi in rete sul filo della chiusura dei giornali. Il lettore viene così catapultato dietro le quinte di una giornata infinita: dalla fine improvvisa della conferenza stampa, con Putin che si alza velocemente per salutare in inglese prima di svanire nei corridoi protetti dalla sicurezza, fino alla stanchezza accumulata dai cronisti al rientro in albergo a notte fonda.
Il racconto si arricchisce inoltre di pause descrittive che restituiscono l'atmosfera di San Pietroburgo, come ad esempio nel passaggio in cui l'autore, la mattina del quarto giorno, sceglie di dormire senza tirare le tende per osservare le "notti bianche" dalla finestra della sua stanza d'albergo. Contemplare quell'alba silenziosa e un cielo azzurro scuro alle cinque del mattino, nella terra dei grandi autori russi come Dostoevskij e Tolstoj, genera un contrasto doloroso con il pensiero della guerra in corso e del sangue versato al fronte.
Il reportage alterna, dunque, riflessioni sulla tensione geopolitica a dettagli della vita quotidiana del giornalista in trasferta, come il risveglio all'alba in cerca di caffeina bruscamente interrotto dalla burocrazia di un test Covid prima di rimettersi al lavoro. Ne risulta un resoconto che unisce l'osservazione diretta del potere alla narrazione di un viaggio professionale all'interno di uno scenario complesso e che lascia tutto il mondo ancora oggi sospeso sul baratro.
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