Il messaggio inviato ai fabbricanti di armi
Con la testimonianza di Vito Alfieri Fontana, ex AD del settore
Per gentile concessione dell'autore pubblichiamo la lettera firmata da Arnoldo Mosca Mondadori, Cristina Castelli e Anna Pozzi, autori del volume che si intitola proprio ''Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi'' (in uscita per Il battello a Vapore Piemme) che accompagna le missive, spedite ai maggiori fabbricanti di armi del mondo.
Questo il testo della lettera e del messaggio di Vito Alfieri Fontana, ex fabbricante di armi che le accompagna.
''Vi inviamo questo libro affinchè, come Azienda, possiate riflettere sul significato effettivo che la vostra attività sta avendo innanzitutto sulle vite dei tanti bambini che ci hanno scritto. Come leggerete nel messaggio che segue di Vito Alfieri Fontana - ex AD della Tecnovar di Bari, azienda nel vostro settore che senz'altro conoscete - non è mai troppo tardi per fermarsi e abbandonare un'impresa che, al netto di tutti i ragionamenti che si possono fare sulla difesa e sul diritto a difendersi, produce strumenti di morte.
Vi preghiamo di leggere le lettere dei bambini come fossero inviate dai vostri figli e dai vostri nipoti incoraggiandovi ad aprire il vostro cuore nella convinzione che sia possibile pensare ad un mondo senza guerre. A nome di tanti bambini e ragazzi incontrati, un grazie per l'attenzione consapevoli del coraggio necessario per un nuovo cammino. Firmata da Arnoldo Mosca Mondadori, Cristina Castelli, Anna Pozzi''.
Questo il messaggio di Vito Alferi Fontana: "I bambini sono la ragione della pace, il suo migliore argomento. La pace dei bambini è piena di futuro perché dimenticano presto il dolore subito e la nostalgia, triste peso invece per noi vecchi. Ho lavorato come operatore umanitario in Kossovo dopo la guerra che c'era stata lì, dalla fine del 1999 al 2001. La mattina presto io ed il mio gruppo di sminatori ci muovevamo verso le aree da bonificare. Ci aspettava un lavoro lungo, difficile che ci appariva quasi senza fine. E poi lungo il ciglio della strada ogni tanto vedevi file di bambini che, zainetto in spalla, andavano a scuola. I più grandi davano la mano ai più piccoli perché non si allontanassero in zone pericolose. Gli passavamo vicino ed eravamo accolti da saluti e sorrisi. Piccole cose che aiutavano un po' il nostro lavoro di sminamento. Certo io ed il mio gruppo venivamo da vite complicate: c'era chi come me si era stufato ed addolorato di produrre armi, chi aveva deciso di smetterla con la vita di mercenario, chi era reduce dalla guerra… tutti insomma con pesi pesanti da portare sulle spalle. Ma quei momenti di gioia che ci regalavano i bimbi ti davano un po' di luce. Per mettere in guardia i bambini dal pericolo delle mine delle bombe che non erano esplose, qualche volta andavamo nelle scuole a dire di stare attenti, di non toccare nulla di sconosciuto e di avvisare subito i grandi. Grazie agli insegnanti ed all'attenzione degli scolari, siamo riusciti quasi ad azzerare gli incidenti che hanno provocato vittime fra i bambini. La cosa bella è che i bambini portavano il messaggio a casa e, con la forza della pace e dell'innocenza, riuscivano a farsi ascoltare in famiglia. Diceva Gesù: beati gli operatori di pace perché verranno chiamati figli di Dio, pensiamo a questo ogni volta che incontriamo un bambino".
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