Questione climatica, capitalismo predatorio e nuovi movimenti nel saggio di Cotugno
ANSA - Cultura

Questione climatica, capitalismo predatorio e nuovi movimenti nel saggio di Cotugno

Sabato 31 ottobre 2026
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Chi governerà la prossima transizione energetica

(di Francesca Chiri) FERDINANDO COTUGNO, CHI PAGA IL CONTO DEL CLIMA? (Einaudi Vele pp. 129, 13 euro) Piccolo manuale tascabile che, forse, può aiutarci a capire cos'altro ribolle nelle piazze dove ragazzi di tutte le latitudini sono tornati a marciare. Autore del "pamphlet" è Ferdinando Cotugno, giornalista e scrittore, esperto di questioni ambientali, climatiche e politiche. Il titolo è una domanda, "Chi paga il conto del clima?". Il sottotitolo già contiene una risposta: "I responsabili del clima ci devono risarcire".
    Facile a dirsi. Non ci aveva già provato Greta Thunberg? In parte sì, dice Cotugno, convinto però che sia alle porte un nuovo movimento che sarà a modo suo "per il clima" ma post-ambientalista. "Sarà un movimento più conscio degli equilibri del potere e delle sue fortezze, del fatto che i patrimoni e le risorse di questo pianeta sono in mano a un gruppo molto piccolo esseri umani che sta provando a sganciarsi dal percorso ecologico sociale e collettivo". Il punto di partenza non è affatto utopico ma molto realista: "Senza affrontare politicamente e finanziariamente i danni climatici la società umana, il diritto internazionale, le comunità e le società perderanno la capacità di funzionare. Da un punto di vista non solo ecologico meteorologico, agricolo ma anche economico, sociale".
    Già nel 2030, avverte Cotugno, uragani, allagamenti, siccità, calo dei raccolti e ondate di calore costeranno alle nazioni vulnerabili mezzo triliardo di dollari l'anno. Insomma, le nazioni meno responsabili della crisi sono quelle che pagheranno di più. "Quanto a lungo potranno sottrarsi" i responsabili? Per l'autore "la società globale non può reggere il danno climatico senza compensazione, né può reggere questa amplificazione delle diseguaglianze senza rompersi del tutto e soprattutto non può reggere la combinazione delle due accelerazioni, quella del peggioramento climatico abbinata a quella delle diseguaglianze".
    Il punto di partenza, ovviamente, è il programma di decarbonizzazione che, tuttavia, considerati gli effetti della frenata sulla via della transizione, necessita ora di altri pilastri: un cambiamento culturale e politico che parta dalla "riduzione delle ore di lavoro e dell'uso di risorse, uno slittamento dai consumi materiali a quelli immateriali, un bando della deforestazione e un cambiamento delle abitudini alimentari". E infine, last but non least, una "redistribuzione della ricchezza per sbloccare quelle risorse necessarie ad un'evoluzione così radicale con una tassazione globale della ricchezza" per comprimere le disuguaglianze sociali.
    Un sondaggio realizzato da Ispos nel 2024 dice che i cittadini dei paesi del G20 sono al 68% favorevoli ad una tassa sui grandi patrimoni per per finanziare i cambiamenti strutturali delle nostre economie e che il 71% è a favore di un'azione per clima rapida. Cotugno non ha dubbi: si formerà un nuovo movimento per il clima, le piazze torneranno a riempirsi e "la sfida della riparazione climatica diventerà lo spazio di una nuova lotta di classe, con soggetti, pratiche e concetti diversi da quella del Novecento". Perché la questione non è più se ci sarà una transizione energetica, il punto è "se siamo ancora in grado di governarla e chi la governerà".
   

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