'Le ragazze di Botteghe Oscure', la storia vista dalle donne del Pci
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'Le ragazze di Botteghe Oscure', la storia vista dalle donne del Pci

Venerdì 13 febbraio 2026
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Il libro di Tamara Giorgetti per Bordeaux, prefazione di Livia Turco

Il Pci, Partito comunista italiano, continua far parlare di sé. Numerosi libri lo riguardano, ma principalmente sono i suoi dirigenti o ex dirigenti a raccontarlo. Qualcuno ha pensato di farlo in modo diverso coinvolgendo le donne che hanno lavorato in quel partito. È il caso di Tamara Giorgetti e del suo 'Le ragazze di Botteghe oscure' (edito da Bordeaux), con la prefazione di Livia Turco, storica dirigente del partito di cui è stata responsabile femminile ed ex ministra.
    Un libro che parla di donne, anzi che fa parlare le donne che, da giovanissime, hanno lavorato nel palazzone del centro di Roma, quelle che "non apparivano mai" come recita il sottotitolo, ma che di fatto erano la colonna portante del partito. Tamara Giorgetti, l'autrice, anche lei ha varcato giovanissima quel portone e ha chiesto ad alcune di queste 'ragazze', che hanno volentieri accettato, di parlare di loro, del loro lavoro anche a fianco di dirigenti storici, delle loro passioni, delle loro speranze, dei loro ricordi.
    Queste ragazze per essere assunte venivano segnalate dai segretari delle sezioni territoriali, la maggior parte di Roma, e quasi tutte iniziarono all'ufficio elettorale del partito diretto da Celso Ghini, un ufficio noto anche al di fuori del partito per la sua efficienza e capacità, è risaputo che spesso sfornava i risultati delle elezioni ancor prima e con più precisione del Viminale.
    Finite le elezioni venivano poi smistate a seguire le varie Commissioni di lavoro e i loro dirigenti e con questi racconti anche chi legge entra nelle numerose stanze di quel palazzone di sei piani. Sente le telefonate che arrivavano come quella dalla Sicilia che annunciava l'assassinio per mano mafiosa di Pio La Torre a cui rispose, per un tragico caso, proprio la ragazza che aveva lavorato con lui per anni al Bottegone. Oppure il racconto tra le lacrime di un altra ragazza di allora svegliata una mattina dal padre che le annunciava la morte di Berelinguer.
    Nel libro il racconto delle facce stupite, emozionate, ammirate di quelle che incontravano nei corridoi del palazzo Enrico Berlinguer, Nilde Iotti, Giorgio Napolitano e tanti altri dirigenti storici. Erano le 'segretarie', ma definirle tali è riduttivo, erano militanti che nelle loro sezioni avevano anche incarichi politici e capivano di politica erano, insomma, quelle che ora si definirebbero assistenti.
    'Sono passati tanti anni, ma le ragazze di Botteghe Oscure me le ricordo una per una - scrive Giorgetti nella premessa - giovani, piene di speranza, tutte iscritte al partito, tutte contente di lottare per cercare di cambiare le cose in questo mondo pieno di ingiustizie e, soprattutto, tutte contente di lavorare per il partito che aveva questa missione. Ci credevamo e il nostro impegno era totale. Non c'erano orari, non c'erano feste, non c'erano vacanze, ti potevano chiamare in un qualunque momento se c'era bisogno di te'.
    'Le ragazze e le segretarie del Bottegone scrivono un libro potente come sempre accade quando le donne decidono di prendere la parola per illuminare il loro vissuto - scrive Livia Turco nella prefazione - nella consapevolezza che quel vissuto è un inedito della storia e inciderà nel racconto della storia fino a ora dipanata, in questo caso la storia del Pci. Il libro è una presa di parola che suona come riscatto, la cui autorevolezza deriva dal coraggio di dirsi, di raccontarsi in prima persona.
    Un atto di coraggio che si possono consentire coloro che hanno una storia vera da raccontare'.
   

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