Lo scenografo che fa vivere i pastori, 'è Napoli il mio presepe'
ANSA - Cultura

Lo scenografo che fa vivere i pastori, 'è Napoli il mio presepe'

Lunedì 16 febbraio 2026
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Il restauratore Biagio Roscigno: 'passione ma è la città lo stimolo continuo'

(di Angelo Cerulo) Non aveva compiuto 12 anni quando, spinto dalla passione, si avventurò, da solo, senza il permesso dei genitori e con l'aiuto di uno stradario, alla ricerca di San Gregorio Armeno, la via dei presepi nel centro antico di Napoli.
    Una volta giunto a destinazione, non senza difficoltà, rimase incantato davanti a una delle botteghe della strada frequentata dai turisti. Troppo incantato: il proprietario lo redarguì apostrofandolo in napoletano e allontanandolo dal suo negozio.
    Ma gli era bastato per 'assaggiare' cos'era per davvero l'arte dei pastori e dei presepi. Con un gettone telefonò alla madre chiedendo aiuto per tornare e, giunto a casa, a ridosso di via Foria, fu punito. Ma la passione era forte: fin da piccolo era stato attirato da sughero, colla e attrezzi vari...
    Oggi a quasi 48 anni, primo di tre fratelli, sposato e con due figli, è una delle 'mani d'oro' di Napoli e collabora con gli esponenti di una città che annovera diverse eccellenze anche in questo campo: Biagio Roscigno è restauratore d'arte sacra e scenografo presepiale. Colora e fa rivivere pezzi antichi in terracotta e in legno, dà forma agli allestimenti, crea nuovi pastori nel segno della tradizione nel suo laboratorio al piano terra del pluri fotografato Palazzo dello Spagnuolo in piazza Vergini.
    Una laurea in Conservazione dei Beni Culturali, enfant prodige (a 13 anni vinse fra lo stupore generale una gara parrocchiale nell'arte presepiale, a 21 allestì una mostra al Comune e qualcuno ipotizzò che il vero autore dell'opera fosse un familiare anziano), scenografo del Presepe Favoloso dei fratelli Scuotto della Scarabattola nella Basilica di Santa Maria della Sanità, fra i protagonisti dell'allestimento, nel dicembre 2024, del presepe a Notre Dame (in collaborazione con i fratelli Sinno), il maestro Roscigno - volto sorridente e aperto al mondo - assorbe gli odori, i colori, le voci vivaci del quartiere e delle strade del centro antico della città riproponendoli nei suoi lavori. "L'emozione è determinata dalla mia passione - spiega all'ANSA - ma è il contesto ambientale che mi aiuta nel lavoro. E' Napoli il mio presepe con la sua vita, le sue piazze, la sua gente. Natività, osteria, annuncio ai pastori, e poi fontane, mercati, ambulanti, scene familiari: tutto, anche nel 2026, a Napoli ha un sapore antico e diverso. Bisogna solo interpretarlo". Il maestro sta lavorando all'idea di un progetto - in collaborazione con un collezionista - sui Seicentoni: "Si tratta - anticipa - di figure realizzate interamente o in larga parte in legno, anello di congiunzione fra il periodo precedente e il Settecento; una fase importante e che segna l'evoluzione nella costruzione e proposizione dei pezzi".
    Impegnato sia nella conservazione di pregiati pezzi appartenenti ai privati sia nelle collaborazioni con istituzioni pubbliche, Roscigno manifesta il forte legame col territorio in diverse direzioni come quando è stato protagonista, col parroco Valentino De Angelis, del ritorno a casa dopo 215 anni del quadro della Madonna dei Miracoli del quale non si avevano più notizie. "Penso sia dovere di noi artigiani d'arte - dice - impegnarci per il rilancio delle bellezze di Napoli: la città ci dà tanto, abbiamo il dovere di restituire altrettanto".
   

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