L'infinito intrattenimento di Francesca Pozzobon in mostra a Trieste
Dal 21 febbraio dipinti, sculture e oggetti nati dall'arte della pittrice e restauratrice
L'arte come terapia profonda. Un mondo che supera i sentieri della logica, un viaggio a ritroso nell'infanzia che supera i confini di spazio e tempo. E' la mostra "Francesca Pozzobon. Un infinito intrattenimento", che sarà inaugurata il 21 febbraio alle 18.30 nella Sala Veruda di Palazzo Costanzi a Trieste.
L'esposizione, organizzata dall'associazione Pic Nick Art Cafè Aps e curata da Marianna Accerboni, pone al centro la creatività della pittrice e restauratrice veneta, scomparsa nel 2023, e propone una quarantina di opere tra dipinti, sculture e oggetti realizzati fra il 1967 e gli anni Duemila.
"Francesca Pozzobon ama la bellezza e l'arte - scrive Accerboni - e tra i suoi sogni c'è la maternità. Un desiderio intenso, che ben presto verrà spezzato a causa di un intervento medico. Francesca soffre e si rinchiude in se stessa. Ma l'8 maggio di uno dei suoi anni giovanili accade una sorta di piccolo miracolo. L'inclinazione per l'arte le offre una via d'uscita straordinaria. Dalla sua brillante e morbida capacità di fantasticare nasce Taormino: il figlio che non potrà mai avere esce dalla sua penna e dai suoi pennelli, vitale e invincibile". L'artista, osserva la curatrice, "lo disegna secondo un fare libero ed espressionista e a lui dedica molto della sua brillante e vivace creatività. E a Taormino dedica anche un libro, che viene esposto in questa mostra" Nella rassegna "è ospitato anche un video, che racconta in maniera diffusa il suo atelier. Qui è racchiuso tutto il suo mondo, dai colori sgargianti ma nel contempo delicati e soffusi.
Racchiude affascinanti dipinti della mente, paesaggi e fantastiche figure surreali, spesso tenere e giocose, bidimensionali e tridimensionali, fini incisioni e 'strappi d'autore', cui l'artista affida anche messaggi e pensieri autobiografici e liberatori. Accanto - conclude Accerboni - ci sono reperti antiquariali spesso legati alla tradizione veneta e oggetti trovati o rielaborati attraverso l'arte molto contemporanea del riciclo o la memoria dell'object trouvé di duchampiana memoria".
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