Il ricamo come denuncia, alla Gamec la prima mostra di Ana Silva
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Il ricamo come denuncia, alla Gamec la prima mostra di Ana Silva

Giovedì 19 febbraio 2026
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L'accesso all'acqua protagonista dell'esibizione dell'artista angolana-portoghese

Il ricamo è l'arma di denuncia scelta da Ana Silva, artista angolana-portoghese che arriva in Italia con la sua prima mostra personale, 'Eau', ospitata dal 25 febbraio alla GAMeC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo.
    La mostra, che nasce in collaborazione con una rete di ricamatrici locali, invitate dall'artista a intervenire su alcune sue opere tessili, affronta il problema dell'accesso all'acqua. Attraverso il ricamo — tradizionalmente associato alla cura, alla memoria e alla resistenza — l'artista denuncia la carenza di acqua e rende visibile una realtà in cui questa non rappresenta un diritto, ma un privilegio. La pratica artistica prende forma a partire dal recupero di tessuti industriali prodotti in massa in Africa o per l'Africa, trasformati in rifiuti di un sistema globale di produzione e consumo accelerato. L'artista - che vive e lavora tra il Portogallo, il Brasile e l'Angola - risemantizza i materiali scelti rallentando il tempo industriale attraverso la pratica del ricamo, con cui ritrae figure femminili come presenze fragili, incomplete e integrate in pattern geometrici che richiamano produzione in serie, mercati globali ed eredità coloniali.
    La mostra presenterà inoltre al pubblico la serie O Fardo / Vestir Memórias, realizzata con sacchi di plastica e rafia utilizzati per il trasporto di abiti dall'Europa all'Africa, destinati ai mercati dell'usato e riconfigurati come superfici narrative. La scelta del materiale, originariamente associato allo scarto, espone le conseguenze ambientali e sociali dell'eccesso di consumo riversato nel Sud del mondo, proponendo una riappropriazione sensibile e poetica del residuo, trasformato in materia di resilienza.
   

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