Pappi Corsicato racconta 'Il Perugino', un pittore dal trionfo all'oblio
ANSA - Cultura

Pappi Corsicato racconta 'Il Perugino', un pittore dal trionfo all'oblio

Giovedì 19 febbraio 2026
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Su Rai5 la parabola di Pietro Vannucci

Il suo corpo riposa nella campagna umbra, lontano dalle grandi basiliche. Quello del suo allievo più celebre, Raffaello, è nel Pantheon, a Roma. Una distanza che racconta la parabola di Pietro Vannucci, detto il Perugino: dall'essere "il meglio maestro d'Italia", tra '400 e '500, al lungo oblio. Una traiettoria che Pappi Corsicato rilegge - tra atmosfere evocative, quasi da film, e una delicata Isabella Ferrari come narratrice - in "Il Perugino" che Rai Cultura propone venerdì 20 febbraio alle 23 su Rai5 per "Art Night" con Jacopo Veneziani.
    Quando muore, a 75 anni, Pietro Vannucci è un artista che ha conosciuto tutto: committenze prestigiose, come "La consegna delle chiavi" nella Cappella Sistina, due botteghe tra Firenze e Perugia, una fama oltre i confini italiani. E anche un grande amore, quello con la fiorentina Chiara Fancelli. Tutto era cominciato con un semplice, intensissimo sguardo. Quello che, appena ventiduenne, inserisce nel piccolo autoritratto dell'"Adorazione dei Magi", quasi un'orgogliosa dichiarazione di poetica. E dalla natia Città della Pieve alla Firenze del Verrocchio - dove diventa amico di Leonardo - il passo è breve.
    Talento evidente, una pittura fatta di equilibrio e armonia.
    "Quando si guardano le sue immagini - dice lo storico dell'Arte Claudio Strinati - danno la sensazione che resteranno perfette, impeccabili. Non sono rappresentate, sono rese presenti. E lui riesce a inventare un modo di esprimersi che piace molto, un po' come fa oggi un pubblicitario". Nelle sue opere il paesaggio non è solo uno sfondo, ma presenza: colline morbide, cieli chiari, prospettive limpide. "Il paesaggio - dice la storica dell'arte Vittoria Garibaldi - diventa un elemento che ha la stessa importanza della scenografia architettonica. È lui a inventare il paesaggio moderno". Le figure - corpi giovani e belli, perfino nelle rappresentazioni dei martiri - sembrano abitare uno spazio di pace. "I suoi personaggi - sintetizza Jacopo Veneziani - hanno la stessa armonia del mondo che li circonda".
    E, tra tecnica italiana e suggestioni fiamminghe, i colori si fanno luminosi, "accesi" anche dall'uso della polvere di vetro.
    Per questo Perugino piace. Moltissimo. È richiesto e imitato.
    Ma, dopo gli affreschi del Collegio del Cambio, a Perugia, e il dipinto dello Sposalizio della Vergine, la sua arte sembra diventare solo "maniera". Ed è così che Isabella d'Este arriva a bollare come "stucchevole" il "Combattimento della Castità e dell'Amore", che gli aveva commissionato. "Arriva al confine del non più comprensibile. Si riproduce e basta" è il giudizio di Claudio Strinati. Il "meglio maestro d'Italia" non è più lui.
    Torna in Umbria e "dimentica" la sua firma, anche se continua a dipingere: "Il Perugino - conclude Jacopo Veneziani - sa che il suo mondo, fatto di equilibrio, simmetria, armonia dei colori, emozioni controllate, appare ormai superato. Ma sceglie comunque di non inseguire il nuovo e di rimanere fedele a sé stesso".
   
   

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