Il poeta Elio Pecora, 'contento per il vitalizio, lo scopro oggi
Classe 1936, ha avuto dal governo i benefici della legge Bacchelli
(di Simona D'Alessio) "Io compio l'avventura di restare", recitano alcuni suoi celebri versi. Ed è rimasto davvero stupito (ma "molto contento") questa mattina il poeta Elio Pecora, che il prossimo 5 aprile raggiungerà il traguardo dei 90 anni, quando, grazie a una telefonata dell'ANSA, ha appreso che il governo ha deciso di concedergli, nel Consiglio dei ministri di due giorni fa, il vitalizio previsto dalla legge del 1985 che porta il nome dello scrittore Riccardo Bacchelli. La normativa prevede la facoltà di conferire un aiuto economico a personalità illustri, di "chiara fama" e con meriti acquisiti nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti, dell'economia, del lavoro, dello sport che versino in stato di particolare necessità, affinché possano godere di un adeguato sostentamento; il primo a beneficiarne fu, appunto, Bacchelli, l'indimenticato autore bolognese di testi quali "Il mulino del Po" e "Il diavolo al Pontelungo", in seguito a ricevere l'assegno furono, tra gli altri, i poeti Alda Merini e Dario Bellezza, il romanziere Daniele De Giudice, il cantautore Umberto Bindi e gli attori teatrali e cinematografici Alida Valli e Salvo Randone.
Per Pecora, nato nel 1936 a Sant'Arsenio (in provincia di Salerno), ma residente dagli anni '60 a Roma, l'assegnazione del vitalizio è stata una sorpresa: "Non ero stato informato", però, "mi fa molto piacere e ne sono grato", ha sottolineato, raccontando di non avere "mai avuto nulla, finora, dallo Stato", né di aver "mai pensato di chiedere qualcosa: per anni ho effettuato collaborazioni in programmi culturali alla radio, ho scritto sui giornali, senza, purtroppo, accertarmi del versamento dei contributi all'Inps". La pratica per l'accesso alle risorse del fondo Bacchelli (che fissa un ammontare annuo che non può superare i 24.000 euro) del poeta aveva subito in passato, ha raccontato, "dei rallentamenti per una piccola proprietà immobiliare, senza grande valore, nel paese in cui sono nato. Dunque, mi fa piacere che siano stati superati gli ostacoli", è stato il suo commento.
L'attività letteraria del poeta originario di un piccolo comune del salernitano, che conta attualmente circa 2.500 abitanti, si è sviluppata su vari fronti: ha pubblicato una ventina di raccolte di poesie (fra le più note "Rifrazioni" e "La chiave di vetro"), un romanzo, "Estate" (edito da Bompiani), ma anche diverse fiabe e monologhi teatrali. Forte fu il legame di Pecora con Sandro Penna, conosciuto nella Capitale e frequentato sino alla sua morte, nel 1977, e a cui ha dedicato la biografia "Una cheta follia", stampata da Frassinelli prima e da Sperling & Kupfer, poi, un testo che ha contribuito sensibilmente alla diffusione e alla conoscenza delle sue opere. La poesia di Pecora è stata definita dai critici "nitida e netta". Prova ne sono i tanti versi nei quali, con tenerezza e nostalgia, indaga il presente: "Eravamo la goccia che chiude il mondo e l'incauta felicità la nota che s'alza dal flauto e penetra il cielo. Tu vai in questo febbraio di vento, poi apprestando la cena parliamo delle cose di ieri", si legge, infatti, in una antologia di alcuni anni fa.
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