Alla Berlinale "Il testamento di Ann Lee", convince la prova di Mona Fastvold
Di grande rilievo la prova di Amanda Seyfried come pure le musiche di Daniel Blumberg
( di Fernando D'Aniello) "Per me questo non poteva essere un semplice film biografico, doveva essere la mia conversazione con questa storia. Non è né una celebrazione né una distruzione di questo personaggio, è solo un invito a guardare un'affascinante figura storica e a farsi un'opinione su di lei", presenta così all'ANSA Mona Fastvold, regista norvegese, il suo film "Il testamento di Ann Lee", in arrivo nelle sale italiane il 12 marzo e fuori concorso alla Berlinale. A impersonare la fondatrice del movimento degli Shakers, vissuta tra il 1736 e il 1784, è Amanda Seyfried, le musiche sono del premier Oscar Daniel Blumberg (The Brutalist, del quale proprio Fastvold è tra gli sceneggiatori).
È un'opera nella quale proprio le musiche hanno un ruolo di primo piano: Blumberg e Fastvold hanno lavorato sin dall'inizio insieme, partendo dagli inni degli Shakers e restituendo così un intreccio potente di corpi e suoni, intriso di misticismo ed estasi.
Il film segue la protagonista in tre momenti: la sua nascita e la vita a Manchester con la dolorosa perdita di quattro figli nei primissimi anni di vita, il viaggio verso il Nuovo Mondo e, infine, l'arrivo nelle Americhe e la fondazione della sua comunità. Blumberg spiega che la musica segue l'evoluzione della protagonista e della sua comunità: "dalle prime preghiere, quasi un tentativo grezzo di interagire con l'essere superiore, fino a una dimensione più strutturata della loro organizzazione, così mi sono spostato anch'io verso un linguaggio più articolato". Le musiche sono il vero punto di forza del film, che tradisce qualche incertezza sui dialoghi, forse troppo didascalici ed eccessivamente slegati dal contesto sociale e storico dei protagonisti.
Il film ruota intorno alla scelta di Ann Lee di una castità totale come fondamento della sua comunità. C'entra, certamente, la morte dei suoi bambini, ma Fastvold prova a delinearne un'origine quasi psicoanalitica, immaginando che da ragazzina abbia visto il sesso tra i suoi genitori e sia stata punita per questo dal padre. Pur essendo rifiutata, la sessualità torna in altre forme, nei balli e nelle danze degli Shakers, nel loro ansimare e nei movimenti dei corpi, tanto da presentarsi quasi come riti orgiastici senza sesso: "se crei una comunità e una religione nella quale bandisci il sesso, credo che devi trovare un qualche sfogo. La loro danza era adorazione, così tattile, libera e selvaggia, e di questo venivano anche accusati. Quindi ho pensato che fosse importante portare quel tipo di sensualità e senso di sollievo che era quasi come una sensualità orgasmica di gruppo senza sesso" ancora Fastvold.
Per Amanda Seyfried, che offre una prova di grande livello, "l'altro elemento delle sue idee sul celibato fosse quello di creare una vera uguaglianza di genere e di smantellare l'idea tradizionale delle strutture familiari e penso che rimuovendo le idee di marito e moglie che a quel tempo erano sinonimo di disuguaglianza, sì, perché eri proprietà di tuo marito o di tuo padre". Convincente la prova di Seyfried anche nel canto ed è la stessa attrice a ribadirlo: "il modo in cui uso la mia voce e questo mi ha sicuramente connesso a una parte di me. Ho trovato suoni che non sapevo di poter fare".
Il film non è tanto un racconto storico, quanto l'analisi di una scelta di vita radicale, dalla prospettiva di chi compie quella scelta: "non volevo provocare, tantomeno avviare una rissa, ma per me si tratta di creare un dialogo e finora le persone sembrano avere una mente molto aperta su questa storia" conclude Fastvold. .
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