La Traviata a Bologna, applausi convinti alla parte musicale, tiepidi a quella visiva
ANSA - Cultura

La Traviata a Bologna, applausi convinti alla parte musicale, tiepidi a quella visiva

Domenica 22 febbraio 2026
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Sul podio eccelle Leonardo Sini, più enigmatico Talevi in regia

Piace con qualche riserva La traviata di Giuseppe Verdi riproposta ieri dal Teatro Comunale di Bologna in un allestimento del dicembre 2022 di Alessandro Talevi, sostanzialmente uguale a quello di tre anni fa pensato per l'Europauditorium e ora riproposto sul palcoscenico pressoché simile del Comunale Nouveau.
    Consensi pieni al termine della rappresentazione, tiepidi ma crescenti dopo le singole arie e i tanti duetti. Uno spettacolo molto scarno, con alcuni riferimenti senza tempo, che il regista italo-sudafricano ha affidato più alle ormai sempre più abusate proiezioni che non alla recitazione vera e propria: un occhio che spia Violetta da una sorta di buco della serratura, "voyeurismo da parte di coloro che si dilettano nel mirarne le trasgressioni", nel primo atto; la campagna parigina nel secondo (straniante il movimento tra gli alberi con i protagonisti che cantano stando fermi); l'occhio che si trasforma nella lente di un microscopio nel terzo per anallizzare il corpo ormai morente della donna.
    Sulla scena invece una cinquantina di sedie per gli ospiti delle varie feste attorno a una piattaforma tonda, leggermente inclinata, che ospita il celeberrimo brindisi, per trasformarsi poi in tavolo da gioco e infine nel letto di morte di Violetta.
    Alcuni spettatori hanno evocato le regie spettacolari del mai troppo compianto Franco Zeffirelli.
    Le novità sono arrivate dunque tutte dalla sezione musicale, falcidiata però dalle sostituzioni per indisposizione dell'ultimo momento: Maria Mudryak, Violetta al posto di Adela Zaharia e Matteo Desole, Alfredo al posto di Francesco Meli.
    Entrambi già previsti per il secondo cast, hanno ben figurato con una prova che dopo un avvio un po' timido è via via cresciuta nel corso della serata fino a raggiungere momenti di grande emozione: tra tutti, il disperato grido d'amore di Violetta "Amami Alfredo" e il toccante duetto finale "Parigi o cara". Claudio Sgura, baritono di grande esperienza, ha padroneggiato la parte di Germont padre, così come i tanti comprimari, dalla Flora esuberante di Benedetta Mazzetto al Barone Douphol di Giulio Iermini. Un plauso particolare all'ottimo Coro del Comunale preparato da Gea Garatti nei numeri delle zingarelle e dei toreadori.
    Leonardo Sini, al debutto sul podio dell'Orchestra del Teatro Comunale, ha governato lo spettacolo mantenendo il perfetto equilibrio tra buca e palcoscenico, pur con una direzione quasi sinfonica cha ha toccato l'apice nei due preludi, in particolare in quello straziante al terzo atto, aiutato anche dallo stato di grazia in cui erano ieri sera gli strumentisti bolognesi. Il folto pubblico, quasi tutti occupati i 1000 posti del Nouveau, ha impiegato un po' a scaldarsi, ma alla fine i consensi sono andati a tutti.
   

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