Arte, il canone del Novecento secondo l'artista Sigfrido Bartolini
Pubblicata nuova raccolta di scritti dell'intellettuale pistoiese
SIGFRIDO BARTOLINI 'PER UN CANONE DEL NUOVO SECOLO' (POLISTAMPA, PP. 208, EURO 16,00) 'Pittore e incisore, critico d'arte e intellettuale fuori dal coro, Sigfrido Bartolini (1932-2007) torna a far parlare di sé con la pubblicazione dei suoi scritti usciti su quotidiani e riviste nell'ultima decade del Novecento e nei primi anni Duemila. Il volume - postumo, in pubblicazione 19 anni dopo la sua morte -, intitolato 'Per un canone del nuovo secolo' , si pone in continuità con 'La grande impostura', la precedente raccolta di suoi scritti che nel 2002 scuoteva il mondo dell'arte contemporanea mettendo in discussione "mostri sacri" come Guttuso e Magritte.
Vittorio Sgarbi, riporta una nota, definisce Bartolini "il bambino che vede il re nudo e ha il coraggio di scrivere quello che nessun altro scriverebbe". Oltre che artista a tutto tondo, infaticabile sperimentatore di tecniche - dai "monotipi" ai legni incisi, dalle xilografie alle vetrate artistiche, passando per i dipinti e i bozzetti per il teatro - il maestro pistoiese è stato scrittore e polemista di grande ascolto. La nuova raccolta tratteggia una storia dell'arte che dall'antichità arriva fino alle avanguardie novecentesche, definendo quel "canone" che Sigfrido intendeva opporre a un mainstream basato sul sostanziale rifiuto della qualità "artigiana" e della tecnica come "saper fare". Da Giotto si arriva fino a Italo Cremona passando per Goya, gli Impressionisti, i pittori slavi, Luigi Bartolini, Pietro Parigi, Lorenzo Viani. E ancora Sironi, De Chirico, Picasso, Maccari, de Pisis, Giovanni e Romeo Costetti, e i meno noti Giulio Innocenti e Mario Nannini.
Attraverso questi nomi si afferma la vitalità di un'arte che sa fare i conti con l'irruzione del perturbante, ed è in grado di riconnettersi alla tradizione declinandola modernamente per interpretare il nostro tempo.
Il tutto con l'acume e la vivacità intellettuale che caratterizzano la scrittura di Bartolini, critico capace di sorprendente chiarezza anche se impegnato in riflessioni profonde e articolate. "Sono articoli di una complessità tale", scrive Angelo Crespi nella prefazione, "che colpisce siano stati scritti solo pochi anni fa per i giornali, complessità che fa comprendere alla perfezione la catabasi che ha degradato la critica d'arte, relegata dalle pagine culturali in spazi residui e completamente assente nelle versioni online".
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