Gino Severini, sperimentatore fra tradizione e avanguardie
A Roma il 'Diario di una vita' in 60 opere alla Galleria Russo
Artista, teorico, grande sperimentatore, figura centrale per oltre 60 anni nel panorama artistico internazionale, ''uomo del dialogo'' tra individui e linguaggi, tra avanguardie e tradizione, tra figurazione e astrazione, tra rigore teorico e impulso intuitivo. Così Gino Severini viene raccontato nella mostra ''Diario di una vita'' che la Galleria Russo, a Roma, ospita fino al 14 marzo. A 60 anni dalla morte, la retrospettiva offre un ritratto a tutto tondo di uno dei grandi protagonisti della scena culturale della prima metà del Novecento. Curata da Daniela Fonti, autore del Catalogo ragionato di Gino Severini, è stata pensata selezionando come un racconto per immagini composto da tasselli eterogenei - appunti di lavoro su carta, schizzi, studi preparatori, disegni compiuti, importanti opere su tela e sculture - pur mantenendo una coerenza intellettuale e poetica.
Dalle 60 opere slezionate emerge un percorso sorprendente per varietà di tecniche, linguaggi e approcci, che restituisce la complessità di una ricerca condotta con assoluta libertà intellettuale. Gino Severini (Cortona 1883- Parigi 1966) ha attraversato il Futurismo italiano e il Cubismo fino al "ritorno all'ordine" e alle ricerche neocubiste del secondo dopoguerra, testimoniando una tensione continua verso il rinnovamento. Il percorso espositivo è articolato in capitoli tematici che attraversano l'intera carriera dell'artista, mettendo in luce i nuclei fondamentali della sua ricerca, dal ritratto, che occupa un ruolo centrale. ''La famiglia rimase sempre il suo universo di riferimento, intimo e privato, come provano i vividi disegni degli anni '20 che colgono la moglie Jeanne con i figli, nel compimento dei delicati gesti quotidiani''. Ampio spazio è poi dedicato al tema della danza, cifra stilistica della sua stagione futurista. E poi la maschera e la commedia dell'arte che emergono come elementi simbolici destinati a intrecciarsi con la musica e il teatro. La natura morta, affrontata a partire dagli anni del cubismo e mai più abbandonata, rappresenta invece il luogo privilegiato della riflessione teorica dell'artista. Non mancano le testimonianze dell'impegno di Severini nell'arte pubblica e monumentale tra le due guerre, così come la sua attività di scenografo per il teatro e il balletto. Domani, 26 febbraio, un incontro di studi è in programma alle 17:30 al Centro Congressi di via Alibert con la partecipazione, tra gli altri, di Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera; Romana Severini, figlia dell' artista, e dell' assessore alla cultura del comune di Cortona, Francesci Attesti. La città toscana ospiterà l' estate prossima la grande mostra ''Gino Severini, modernità e dialogo'', curata da Daniela Fonti e Margherita d'Ayala Valva.
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