L'abbondanza e la scarsità di cibo in un'installazione artistica
'World of Plenty' dell'olandese Itamar Gilboa al Mic di Faenza
Un'installazione artistica affronta il paradosso tra abbondanza e scarsità di cibo nel mondo contemporaneo: è 'World of Plenty' di Itamar Gilboa (Amsterdam, 1973), che verrà inaugurata il 28 febbraio (ore 17) nella Project Room del Mic-Museo internazionale delle ceramiche di Faenza (Ravenna) e sarà poi visitabile fino al 26 aprile. "Ho iniziato questo progetto nel 2020, quando la fame era già una delle sfide più urgenti - spiega Gilboa - Oggi la crisi è ancora più grave: 'World of Plenty' è un grido d'allarme, un invito a rifiutarne la normalizzazione". Con tecnologie di neuroscienza all'avanguardia, Gilboa combina scultura in ceramica e video per indagare le dimensioni fisiche, neurologiche e sociali della fame. 'World of Plenty' invita gli spettatori a confrontarsi con la devastante realtà della fame, i milioni di persone che ne soffrono, le vite perse ogni giorno e le strutture che alimentano la disuguaglianza.
Il cuore dell'installazione, a cura di Alessandra Laitempergher, è costituito da 260 sculture in ceramica che rappresentano cellule cerebrali: tante quante le persone che muoiono di fame in 15 minuti, il tempo di un pasto veloce, di una pausa tra riunioni o di una visita a una mostra. Utilizzando la risonanza magnetica funzionale, l'artista ha analizzato la propria attività cerebrale stimolata dalla fame, elaborando modelli tridimensionali, realizzati con la stampa 3D e poi trasformati in sculture in ceramica. Le opere poggiano su piastrelle realizzate a mano che rappresentano sezioni del cervello dell'artista, evocando il collasso sociale delle disuguaglianze. Uno schermo mostra il conteggio in tempo reale delle vittime della fame - vite ridotte a numeri - mentre la prima parte, il primo capitolo del suo nuovo film 'World of Plenty', presentato in anteprima, è caratterizzata dal suono delle gocce che cadono e segnano il passare del tempo.
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