Dipinto di Luigi Amidani restaurato e presentato alla Pilotta di Parma
E' la Madonna con il Bambino e i Santi Francesco d'Assisi, Agnese e Genesio
Il Complesso monumentale della Pilotta di Parma ha presentato il restauro del dipinto Madonna con il Bambino e i Santi Francesco d'Assisi, Agnese e Genesio, realizzato dal pittore Luigi Amidani (Parma, 1591-1629?) nel 1619 circa.
Obiettivo del progetto di restauro è stato ripristinare la corretta lettura del testo pittorico, in parte compromessa dai numerosi rimaneggiamenti che il dipinto ha subito nel corso del tempo, in particolare con il restauro avvenuto nel XIX secolo.
Secondo alcuni studiosi l'opera si trovava in origine nella chiesa parmense di Santa Maria in borgo Taschieri, ma già nel Settecento viene citata dagli storici sul secondo altare di sinistra della chiesa di Santa Maria del Quartiere, sempre a Parma. Presente fin dalle più antiche guide settecentesche della città, all'epoca delle soppressioni napoleoniche il dipinto fu trasferito nel 1816 in Accademia, entrando successivamente a far parte delle collezioni della Galleria Nazionale, dove dopo l'intervento di restauro tornò esposto nella sezione dedicata agli artisti emiliani del 1500-1600, insieme ad altre tre opere dell'artista.
Il dipinto raffigura la Madonna seduta col Bambino su un trono decorato; sopra di loro tre putti in volo, abbracciati, spuntano da dietro una tenda e fungono da vertice del triangolo compositivo che caratterizza la scena; ai loro piedi san Francesco, inginocchiato, e più indietro san Genesio con un violino. A sinistra, la figura eretta di Sant'Agnese, avvolta in un ricco panneggio, accarezza un agnello e mostra con la destra una foglia di palma, mentre alle sue spalle si scorge una colonna scomparire dietro la tenda. "Siamo molto soddisfatti - commenta Stefano L'Occaso, direttore del Complesso monumentale della Pilotta - per la conclusione di questo importante intervento di restauro sulla pala di Luigi Amidani, artista di rilievo tra i pittori parmensi del primo Seicento legati alla corte farnesiana, che pur risentendo degli influssi di Correggio, Schedoni e dei Carracci, nel corso della sua produzione artistica sviluppò un linguaggio espressivo autonomo".
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