Le scope volano ancora sul Duomo, 'Miracolo a Milano' al Piccolo
Il capolavoro di De Sica e Zavattini dal 4 marzo con Lino Guanciale
(di Emiliano Dal Toso) A settantacinque anni dall'uscita del film di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, 'Miracolo a Milano' diventa teatro e approda in prima assoluta al Piccolo Teatro Strehler dal 4 marzo al primo aprile 2026. La nuova produzione del Piccolo, con regia firmata dal direttore artistico del teatro Claudio Longhi, vede Lino Guanciale nei panni dell'orfano Totò e Giulia Lazzarini in quelli di Lolotta, su adattamento di Paolo Di Paolo.
Lo spettacolo è uno dei principali eventi teatrali milanesi dell'anno: un omaggio alla città, al suo mito e alla sua complessità umana, sospeso tra realismo e favola, tra cronaca e dimensione visionaria. Non una semplice trasposizione del film del 1951, accolto all'epoca tra accuse di consolazione e sospetti di eversione, ma un attraversamento di linguaggi: dalla sceneggiatura al romanzo Totò il buono, fino agli scritti meno noti di Zavattini, in un intreccio che mette assieme letteratura, cinema e teatro. "Da quando sono arrivato a Milano - spiega Longhi - ho sentito l'urgenza di raccontare teatralmente la città". Il regista richiama l'eredità di Luca Ronconi e di Giorgio Strehler: come Quer pasticciaccio brutto de via Merulana per Roma o El nost Milan per il capoluogo lombardo, anche Miracolo a Milano nasce dal desiderio di misurarsi con l'identità urbana. "Guardiamo la Milano di oggi attraverso lo specchio di quella degli anni Cinquanta scegliendo una prospettiva straniante, in dialogo ideale con Brecht. È un cortocircuito tra passato e presente". La drammaturgia, costruita con Paolo Di Paolo e un gruppo di collaboratori, innesta materiali diversi e restituisce anche il contesto storico del primo Dopoguerra e dell'avvio del boom economico. Centrale è la scelta linguistica: l'intero copione è attraversato da un milanese musicale e variegato, popolare e colto allo stesso tempo, con inserti dialettali che diventano il veicolo di un immaginario. "È stata una sfida radicale - racconta Guanciale - ma anche un'esperienza appassionante. Il teatro permette di vivere l'identità come un cantiere aperto". Al centro resta la figura di Totò, "figlio inventato" di Lolotta, legato alla madre da un rapporto che si nutre di racconti e fantasie. "Ho fatto incontrare Totò con il Peer Gynt di Henrik Ibsen - spiega l'attore - lavorando sulla loro comune attitudine a trasfigurare la realtà attraverso la narrazione". Fondamentale, per lui, il confronto con Giulia Lazzarini, che festeggerà i 92 anni durante le repliche, in un anno che segna anche il quarantesimo anniversario di Elvira voluto da Strehler per lei. In scena anche le allieve e gli allievi della Scuola di Teatro "Luca Ronconi", a rafforzare l'idea di una compagnia come comunità, chiamata a restituire il volto plurale della città.
Secondo l'assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, "c'è un legame viscerale tra Miracolo a Milano e la città, dall'immagine iconica delle scope volanti sul Duomo all'affetto che Milano continua a tributare a uno dei capolavori del nostro cinema.
Mancava uno sguardo teatrale contemporaneo su quest'opera: il Piccolo colma questa lacuna". Tra favola e memoria civile, tra sogno e realtà, il Piccolo porta sul palcoscenico un classico che oggi torna per interrogare il futuro di Milano e del Paese.
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