Michele Navarra, 'il sistema giustizia non mi convince più, voglio scrivere libri'
L'avvocato-romanziere torna in libreria. "Servirebbe una riforma, sì o no non bastano"
(di Chiara Venuto) MICHELE NAVARRA, 'DALLA STESSA PARTE' (Fazi, pp. 276, euro 18).
"Il sistema giustizia non mi convince più fino in fondo".
Michele Navarra risponde al telefono mentre - dice - è "comodamente e mollemente disteso sul divano". L'avvocato penalista, che nel corso della sua carriera ha seguito alcune delle vicende giudiziarie più importanti della storia italiana, dalla strage di Ustica alle imprese della banda della Uno bianca, non potrebbe essere più rilassato mentre chiacchiera del suo ultimo libro per Fazi, 'Dalla stessa parte' (pp. 276, euro 18). In cui, però, il protagonista e suo alter ego (anche se, sostiene, non si assomigliano più da un po' perché "lui è più chill di me") è in crisi e vuole lasciare la professione. In un certo senso, proprio come l'autore.
"Quando si entra nell'ingranaggio della giustizia penale è sempre molto difficile venirne fuori completamente puliti.
Un'ombra di sospetto ti si appiccica addosso - racconta lo scrittore - e Gordiani qui parte un po' disilluso, perché il caso precedente si è concluso con un grandissimo errore giudiziario". Dopo varie insistenze, però, la figlia Ilaria, diventata avvocata a sua volta, lo convince a tornare sui suoi passi. "Di fronte a una sfida emotiva fortissima, perché l'assistito è il nuovo compagno dell'ex moglie, si sentirà costretto a tornare sul terreno forense", chiarisce Navarra.
L'uomo è accusato di omicidio colposo per violazione della normativa sulla sicurezza sul lavoro per una morte bianca, ma quello che all'apparenza sembra un terribile incidente nasconde molto di più.
La sfida in questi romanzi è quella di "far capire come su un argomento tanto delicato come gli incidenti sul lavoro ci siano sempre degli argomenti sia da una parte che dall'altra, ed è molto spesso difficile arrivare alla soluzione - sostiene Navarra -. E apre a un altro tema, fondamentale, della giustizia penale: tutti noi vorremmo la verità reale, sapere di chi è davvero la colpa. Invece la maggior parte delle volte ci dobbiamo accontentare della verità processuale".
È un'insoddisfazione che crea critiche nei confronti della giustizia? "Di sistema giudiziario si parla male per tante ragioni, come per la lentezza - risponde -. Per un giudice è difficile entrare davvero dentro ciascun processo quando ne ha altri trenta da sviluppare. Allo stesso tempo, ogni volta si deve prendere grosse responsabilità in ciascuno di essi ed è una cosa che io non riuscirei a fare mai". A livello sociale, "c'è una sorta di insofferenza perché il giudice non è mai responsabile dei suoi errori. Il processo penale è una materia veramente delicata, può distruggere una persona ed è per questo che io volevo raccontare quanto grande è pure la figura dell'avvocato, che è di equilibrio e ha a sua volta una responsabilità immensa addosso". Insomma, "fare un processo sembra un gioco: faccio il patteggiamento, il rito ordinario...
Ma ogni scelta ha un peso enorme e, se qualcosa va male, si è responsabili. Ecco perché io voglio scrivere romanzi, non voglio più fare l'avvocato" (ride, ndr).
Rispetto al referendum sulla giustizia in arrivo, "non entro nello specifico" ma "quello che posso dire è che così come è stato strutturato non è risolutivo. Servirebbe probabilmente un intervento più incisivo. È un po' riduttivo parlare di 'sì' e 'no', come se votando 'sì' si salvasse il sistema giustizia". È necessaria una riforma strutturale? "Sì, molto più profonda, anche negli organi, totalmente ripensata - conclude -. Non è semplice, i processi sono tanti e le risorse sono poche, anche economiche. I tribunali sono pieni e ci sono pochi magistrati. E poi, per ogni magistrato deve esserci una segreteria, oltre agli spazi. Il nostro è un sistema bizantino, iper-formale, il giudice non può pensare a tutto, ci vuole un apparato intorno a lui, che costa. È una cosa veramente complicata e non è certo un 'sì' o un 'no' che può contribuire a risolverla".
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